2006-01 Intervista [Adil]

Nicolas Dessaux (Solidarité Irak): Buongiorno Samir, puoi presentarti?

Samir Adil: Io occupo il posto di segretario del Congresso delle Libertà in Iraq ( Iraqi Freedom Congress, IFC). Sono nato nel 1964 a Baghdad e sono laureato in matematica all’Università di Mosul. E vivo attualmente a Baghdad.

Quando, come e perché tu ha iniziato a impegnarti nel movimento progressista in Iraq ?

Io vivevo a Baghdad, quando nel 1980 il regime di Saddam ha lanciato una vasta campagna di arresti contro tutti gli oppositori al suo regime, soprattutto i curdi (nel nord dell’Iraq) tra cui avevo molti amici. Purtroppo, il potere li ha in seguito espulsi, loro e le loro famiglie, verso l’Iran.

Eravamo un gruppo di amici e amiche a vederli partire, piangendo calde lacrime e provando un sentimento di ingiustizia. Ma non disponevamo di alcun mezzo per opporci a ci&ograve.

Un altro avvenimento, che ha ugualmente influito su di me, è stato il fatto di non essermi potuto iscrivere alla facoltà di medicina, a dispetto della mia media dell’89% al liceo. Il governo aveva innalzato, quell’anno, la media dal 79% al 90%, allo scopo di arruolare i giovani, che avevano una media inferiore, nella guerra che imperversava contro l’Iran.

Ne sono stato talmente colpito che mi sono messo a cercare le strade della giustizia e dell’uguaglianza. E’ in queste condizioni che, dopo un anno di università, ho aderito al partito comunista iracheno, che operava in clandestinit&agrave.

Ho però presentato le mie dimissioni, dopo diversi anni passati in questo partito. Era nel 1990, nel corso dell’entrata delle truppe irachene in Kuwait. Ho raggiunto in seguito la Corrente comunista che era, ai miei occhi, più radicale.

Ma l’ho lasciata nel giro di un anno e ho costituito una organizzazione che si chiamava « Organizzazione per la liberazione della classe operaia ». Sono poi stato imprigionato nel 1992. Ma poi sono stato liberato, in seguito ad una campagna mondiale di solidarietà in mio favore.

Qualche mese più tardi sono fuggito nel Kurdistan iracheno, poi in Turchia, dove ho aderito al Partito Comunista Operaio Iracheno (Worker Communist Party of Iraq, WCPI) . Sono anche stato eletto all’Ufficio esecutivo del Consiglio dei rifugiati e degli esiliati iracheni.

Perché è stato creato l’Iraqi Freedonm Congress? Qualche mese dopo la sua nascita, pensi che sia un successo e perché?

Tutte le analisi che noi avevamo fatto alla vigilia dell’inizio della guerra contro l’Iraq (nel marzo 2003) sulle conseguenze di quest’ultima sono state confermate.

Come ci aspettavamo, viviamo attualmente in una guerra civile e terrorista: da una parte gli Stati Uniti e i loro alleati nel governo provvisorio, e le forze locali che sostengono la loro politica barbara contro il popolo iracheno, e dall’altra i resti del Baath e i gruppi dell’islam politico.

La guerra lanciata dagli Stati Uniti ha distrutto tutte le infrastrutture civili della società irachena, e ha trasformato quest’ultima in varie società dove regnano la legge della giungla, cioè senza né Stato né servizi sociali.

Ha lasciato briglia sciolta alle decine di bande di delinquenti e alla corruzione nell’amministrazione, così come in tutte le altre sfere. L’amministrazione americana e i partiti che hanno cercato di attribuirsi una pseudo legalità attraverso la presenza delle loro truppe in Iraq e attraverso un fittizio ritorno alla normalità, lo hanno fatto allo scopo di continuare il loro saccheggio dei soldi del petrolio e delle altre risorse del paese.

D’altra parte, i gruppi dell’islam politico e i resti del Baath perseguono la stessa guerra terrorista, sotto il pretesto di combattere l’occupazione delle forze statunitensi. Hanno in questo modo trasformato le case e i luoghi di lavoro in caserme e campi di battaglia, e commesso orribili crimini contro l’umanit&agrave.

Hanno ad esempio fatto saltare in aria decine di negozi di acconciatura per uomini e donne, in diversi quartieri di Baghdad, imposto la barba lunga agli uomini nelle regioni di Fallujah, di Samarra e in diversi quartieri di Mosul.

Hanno inoltre imposto lo hidjab alle donne nelle università, come a Bassora, e nelle città di Thaoura, di Nassirya, di Samawa e di Fals. Hanno poi preteso la separazione dei sessi tra medici uomini e medici donne negli ospedali di Najaf, Kerbala, di El Kadhimia.

Hanno, in più, distrutto le installazioni elettriche e le canalizzazioni d’acqua sotto lo stesso pretesto. Hanno invitato ad uccidere i curdofoni a Mosul e a Kirkuk. Questo ha incitato i gruppi nazionalisti kurdi e turcomeni a replicare, lanciando un appello analogo, ma per uccidere gli arabofoni, con il rischio di fare, di queste due città, un altro Kosovo.

Sono stati anche lanciati appelli ad uccidere gli sciiti e i sunniti, e a rendere lecito il versamento del sangue dei cristiani e dei sabeni, così come la loro espulsione [da queste città] sotto la minaccia delle armi.

Il numero dei cristiani a Bassora è così sceso a cinquemila persone, dopo essere state cinquantamila prima dell’occupazione statunitense. L’insicurezza è diventata la principale preoccupazione della gente in tutte le città dell’Iraq, ad eccezione del Kurdistan.

Perciò, decine di iracheni di ogni età muoiono ogni giorno sia a causa dei bombardamenti alla cieca da parte degli americani, sia nel corso delle esplosioni delle autobomba o delle mine nei mercati e nelle strade, depositate dagli islamismi e dai resti del Baath, sia a causa delle aggressioni in mezzo alla strada delle bande di delinquenti.

Gli avvenimenti sanguinosi in Iraq che riportano i mezzi di informazione locali e internazionali non rappresentano che una goccia in mezzo al mare. Così, il campo di coloro che si oppongono sia alle forze americane sia alle bande islamiste cresce ogni giorno in Iraq. Sono stanchi e fortemente insoddisfatti di questa situazione, e non vedono un barlume di speranza di vederla cambiare.

E’ per questo che abbiamo deciso di costituire l’IFC, una organizzazione di massa indipendente per unire la società irachena, in vista di mettere fine all’occupazione americana e dei suoi alleati della coalizione internazionale che sono, secondo noi, la causa dell’assenza di sicurezza, delle libertà, di una vita degna in Iraq. Noi puntiamo anche alla riorganizzazione della vita nella società irachena, così come alla costituzione di un governo non nazionalista e non religioso. Detto in altro modo, la fondazione di uno Stato che garantisca l’uguaglianza, le libertà fondamentali e il benessere delle masse irachene.

La fine dell’occupazione taglierà l’erba sotto i piedi dei gruppi islamici.

Molta gente che non aveva legami con il Worker Communist Party of Iraq o con la Federazione dei consigli operai e sindacati o con l’organizzazione per la libertà delle donne (OWFI) hanno raggiunto il Freedom Congress in Iraq. Che genere di persone e perché?

Si, molti aderenti del IFC non hanno alcun legame con le organizzazioni che avete citato, e soprattutto vengono da tutte le regioni del paese.

Quest’ultimo mese diverse personalità indipendenti si sono unite al IFC, in particolar modo laici, persone amanti della libertà, uomini e donne letterati, intellettuali, avvocati.

Persino persone che avevano inclinazioni comunitarie o islamiste vi hanno aderito. Conoscono l’identità di sinistra del Congresso, i suoi obiettivi. Sanno anche che la sicurezza, la pace e la stabilità vengono con la fine dell’occupazione e con la creazione di uno stato egalitario.

Esiste un vasto movimento ostile all’occupazione in tutto l’Iraq. Ma non esiste un quadro organizzativo e politico per canalizzarlo.

I quadri organizzativi esistenti [quelli della resistenza] sono di natura comunitaria e confessionale.

Perciò, l’Iraqi Freedom Congress ha grandi possibilità di svilupparsi e di raggiungere i suoi obiettivi. Peraltro, la vittoria non è facile. Non è neppure impossibile. Necessita però di una lavoro di lungo respiro, di perseveranza, di determinazione e di pazienza.

La rete di « case del popolo », che erano indicate nel manifesto dell’IFC, a cominciato ad espandersi in Iraq ?

I nostri effettivi sono molto aumentati a Baghdad, Bassora, a El Amara, a Najaf e a Kirkuk. Per mancanza di mezzi finanziari, non disponiamo di mezzi di informazione efficaci come una rete televisiva e una radio che coprano l’insieme dell’Iraq, e un giornale quotidiano.

Abbiamo quindi bisogno che si aprano le case del popolo, nel nostro confronto politico e sociale, talvolta militare con i gruppi confessionali che non permettono ai loro avversari di avere accesso facilmente alle masse, perché questo significherebbe la fine della loro influenza.

Abbiamo quindi bisogno di questi mezzi decisivi nella lotta sociale e politica a fianco dell’IFC. Avrete delle belle notizie nelle prossime tappe.

L’organizzazione di autodifesa è efficace, e in quali zone del paese?

Questa questione è legata alla mia precedente risposta sulla questione delle Case del Popolo. Abbiamo effettivamente cominciato a costituire i nuclei di questa forza, incaricata di proteggere le Case del Popolo. La nostra strategia consiste nel concentrarci su quattro zone: due a Baghdad, una a Kirkuk e un’altra a Bassora.

Pensi sia possibile il ritiro delle truppe britanniche dall’iraq ? ed è possibile anche il ritiro delle truppe americane?

La Gran Bretagna condivide interessi strategici con gli Stati Uniti. Quello che è successo il sette luglio a Londra è stato funzionale a questa strategia. E’ vero che il movimento di protesta contro il governo di Tony Blair si accresce in gran Bretagna. Un movimento simile, persino più potente, esiste anche negli Stati Uniti. Voglio dire che la Gran Bretagna non abbandonerà facilmente il suo alleato americano e ritirerà le sue truppe dall’Iraq. Non dimentichiamo che la Gran Bretagna è il sostegno più potente e più sicuro all’occupazione dell’Iraq da parte degli americani. Questi due paesi sono caduti in una grande rete e pagano il prezzo della loro strategia.

La partenza delle forze armate americane dall’Iraq, e questo vale anche per i loro alleati, è legata la movimento contro la guerra in Iraq e nel mondo. Se questo movimento arriva ad unirsi e ad ampliarsi, certamente le forze statunitensi e britanniche evacueranno l’Iraq. La disfatta degli Stati Uniti ha avuto luogo negli Stati Uniti stessi prima che avvenisse in Vietnam, e questo grazie al formidabile movimento contro l’aggressione del Vietnam. Noi lavoriamo dal canto nostro per il rafforzamento di un simile movimento all’interno e fuori dell’Iraq.

Samir Adil


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