Alle origini del partito comunista o il trattamento all’acido alla prova del tempo

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Note de lecture de Charles Reeve traduite en italien par Fabienne.

Gli anni 1924-25 furono particolarmente fecondi per il dibattito politico all’interno del giovane partito comunista in Francia. L’accettazione delle 21 condizioni di adesione all’Internazionale ha, in particolare, suscitato delle discussioni animate e sollevato importanti questioni teoriche.

Inizio 1925, prima che il riferimento a Trotski s’impose, una tendenza opposta alla bolscevizzazione s’organizzò nel partito. Quando, il 18 agosto 1925, una delegazione di oppositori fu ricevuta davanti al Comitato centrale per esporre i loro punti di vista ed affermare il loro sostegno a Souvarine, Monatte, Rosmer ed altri – precedentemente esclusi "come nemici del partito" – la sorte della corrente era già decisa. Appena avevano lasciato i luoghi uno dei membri influenti del Comitato centrale si rivolse ai suoi pari: "con quale acido tratteremo queste persone? ". Si trattava di Jacques Doriot, uno dei dirigenti che passerà, alcuni anni più tardi, dal socialismo nazionale al nazional socialismo.Per gli oppositori dell’epoca, l’accettazione delle 21 condizioni apriva le porte ad una trasformazione profonda della natura del partito. "In nome della bolscevizzazione, si pretende di imporre al Partito francese l’imitazione meccanica e servile del Partito russo.Ogni libertà di pensiero e di espressione, ogni critica, ogni iniziativa sono state bandite" (1). Questo era la fine di "un partito rivoluzionario [che] deve innanzi tutto essere un partito che pensa, un partito formato di uomini coscienti intellettualmente e moralmente. " (2).

Fernand Loriot (1870-1932) fu quello che, il 18 agosto 1925, difese le tesi degli oppositori davanti al Comitato centrale. Oggi quasi sconosciuto, Loriot fu un membro di primo piano nella sinistra della SFIO ed un amico dei sindacalisti rivoluzionari. Internazionalista partigiano di Zimmerwald, fu, durante la prima guerra mondiale, pacifista rivoluzionario – "quello che salvò l’onore del socialismo francese durante la guerra (1914-18)" dirà più tardi Souvarine.

 Ma, soprattutto, Loriot fu il redattore della mozione di rottura con la SFIO, durante il Congresso di Tours del dicembre 1920. Simpatizzante attivo della rivoluzione russa fin dalla prima ora, fu, di fatto, uno dei fondatori del Partito comunista, personaggio rispettato ed apprezzato da Lenin ed altri dirigenti bolscevici. Avendo raggiunto molto presto la corrente che si opponeva alla bolscevizzazione del partito, ecco come Loriot si esprimeva sulla questione dell’organizzazione: "L’ideologia rivoluzionaria non è fondata sul dogma; e la disciplina dei partiti non saprebbe essere un modo di asservamento della coscienza" (3). Durante il quarto congresso del 1925, insisteva: "La bolscevizzazione dei partiti si manifesta in pratica nella creazione di un formidabile mezzo di dittatura sul partito […] si arriva così, che lo si voglia o no, a creare un tipo di burocrazia terribile e estesa, la stessa burocrazia che c’è nel partito russo. "(4).

Si vede bene che c’era, in questo dibattito, più di uno scontro tra due concezioni dell’organizzazione. Le questioni di organizzazione coprono sempre delle questioni politiche fondamentali. Per Loriot ed i suoi amici, ciò che era in gioco era una concezione del movimento comunista. Si passava, secondo loro, da un partito di Comunisti ad un partito comunista inquadrando dei militanti asserviti ad una linea politica, decisa ai vertici secondo gli interessi dell’Internazionale tenuta da Mosca. Un’organizzazione burocratica sostituiva un’organizzazione vivente. Ne seguirebbe l’impossibilità di condurre una lotta per il rovesciamento dell’ordine sociale, di partecipare alla rifondazione della società su delle basi anti-capitalistie.Il partito comunista diventerebbe un partito che agisce nel quadro politico nazionale, articolando le lotte e rivendicazioni dei lavoratori francesi con gli interessi dello stato russo. La bolscevizzazione si accompagnerà così della "nazionalizzazione" del partito comunista, diventato partito comunista francese.

Dopo essere stato isolato dalla direzione, Loriot ed i suoi amici condurranno la lotta politica in quanto militanti in seno alle organizzazioni di base del partito. Poi, nel 1926, violentemente diffamati dalla stampa comunista ufficiale, Loriot finisce per licenziarsi. Proseguirà modestamente la sua attività politica in seno alla ristretta cerchia che pubblicava la rivista La Révolution prolétarienne ( La Rivoluzione proletaria). In un testo datato di 1928, ritornerà sull’esperienza russa. Per sottolineare una volta in più il legame tra forma di organizzazione e contenuto del socialismo, per ricordare che nella lotta per l’emancipazione sociale, gli scopi ed i mezzi sono indissociabili. "[…] L’avvenire dimostrerà ancora, con più evidenza, la divergenza degli interessi dello stato russo e della rivoluzione proletaria universale. È fuori dubbio, difatti, che la Russia non va verso il socialismo. […] L’economia russa si stabilizzerà forse sotto la forma di un tipo di capitalismo di stato, mantenendo delle sue origini rivoluzionarie certi aspetti originali, ma le sue caratteristiche essenziali resteranno quelle di un’economia capitalista e non di un’economia socialista. (5)" Bolscevizzazione, stalinismo e capitalismo di stato sono percepiti così come degli stadi successivi di un stesso processo di riproduzione dei rapporti di oppressione capitalista.

Conosciamo l’apporto delle correnti sindacaliste rivoluzionarie ed anarcho-comuniste nella formazione di certi partiti comunisti, (il partito comunista nordamericano o il partito comunista portoghese, per esempio). Nel caso della Francia, si tende piuttosto ad insistere sulla filiazione/rottura tra il partito comunista e la SFIO. La riscoperta di figure come quella di Fernand Loriot, porta un’illuminazione nuova sulla storia dei primi anni del partito comunista, ricordando l’influenza che ebbero dei militanti provenienti da ambienti pacifisti rivoluzionari e sindacalisti rivoluzionari. Furono tra i primi a percepire la natura autoritaria della bolscevizzazione e le sue conseguenze. Dopo la loro partecipazione alla conferenza di Zimmerwald, che avrebbe segnato la rottura col socialismo patriottico e guerriero, avevano mantenuto il contatto con i rivoluzionari russi ed italiani. Ma, probabilmente, per le ragioni storiche specifiche alla situazione francese, Loriot ed i suoi amici restarono lontani dal movimento rivoluzionario in Germania. Sembrano così avere ignorato i dubbi di Rosa Lussemburg riguardo all’autoritarismo bolscevico, essere passati accanto ai momenti forti della rivoluzione tedesca e dell’emergere della corrente comunista radicale, che prenderà più tardi il comunismo dei consigli come punto di riferimento in opposizione al comunismo di partito. Questo allontanamento peserà probabilmente nella loro debolezza davanti alla bolscevizzazione del partito.

Migliaia di pagine sono state scritte sulla storia del partito comunista francese, sui suoi dibattimenti e conflitti interni. Dalle varianti ufficiali, più o meno ortodosse, a quelle dell’anti-comunismo il più primario , passando per una vasta storiografia universitaria. Più rari sono i lavori dedicati allo studio delle dissidenze interne, soprattutto se lasciamo da parte gli studi dedicati più particolarmente alla corrente trotskista. Una lacuna è stata appena colmata con la pubblicazione di Fernand Loriot, Il Fondatore dimenticato del Partito comunista. In questo serio studio storico , condotto fuori dal quadro universitario, Julien Chuzeville ricostruisce il percorso politico di questo rivoluzionario atipico. Nonostante una forma di racconto in cui le ricche contraddizioni della vita politica di Loriot e dei suoi compagni si cancellano talvolta dietro il fattuale , Julien Chuzeville realizza il suo scopo di spezzare l’oblio per questi uomini che vissero in un secolo in cui trionfarono tutte le controrivoluzioni.Alla lettura delle sue pagine, (da cui abbiamo attinto le citazioni che riproduciamo qui), possiamo solo essere colpiti dalla chiaroveggenza di questi oppositori della prima ora. Quali presentivano senza ambiguità la conclusione a venire di questa operazione autoritaria di messa al passo dei partiti comunisti secondo gli interessi del nuovo Stato russo. Una volta in più, si ha la forza di constatare -e contro un certo materialismo storico deterministico per il quale le tappe giustificano spesso il compromesso col "realismo" dominante – che ogni epoca è carica di possibili, quelli che aprono verso il futuro e quelli che richiudono su un presente che si pensa insorpassabile. I dubbi e le questioni politiche di Loriot e dei suoi amici non hanno resistito all’efficacia bolscevica che partorì lo stalinismo. Ma, rileggendo le loro analisi, ci rendiamo conto che i principi che rivendicavano all’epoca, furono confermati dal movimento della storia e si rivelano un secolo dopo, di una stupefacente attualità, integrando sempre il progetto di emancipazione socialeLo sappiamo troppo bene, la storia è sempre la storia dei vincitori. Ed è per questo che è una storia morta. Secondo la formula incisiva di George Orwell, "Quelli che sono maestri del presente, perché non sarebbero maestri del passato? ". La storia dei vinti è, al contrario, l’unica che conta per il futuro umano, l’unica che porta i segreti di una possibile liberazione dalla barbarie, a condizione che le società si sveglino e si mettano in movimento. Riappropriarsi del’esperienza di Fernand Loriot e dei suoi compagni arricchisce la nostra capacità di opporci al presente.

Charles Reeve,Gennaio 2013

 (1) tribuna di discussione", Cahiers du bolchevisme (Quaderni del bolscevismo), 1 maggio 1925. Citato da Julien Chuzeville, Fernand Loriot, le fondateur oublié du Parti communiste, (Fernand Loriot, il fondatore dimenticato del Partito comunista), l’Harmattan, collection Historiques, Paris, 2012.

(2) corrispondenza di due comunisti dell’opposizione, Ibid.

(3) lettera degli oppositori, detta "lettera degli 80", inviata per Loriot a Zinoviev, 14 febbraio 1925. Ibid

(4) intervento di Loriot, 17 gennaio 1925, Ibid.(5) "che vale l’esperienza russa? ", La Révolution prolétarienne (La Rivoluzione proletaria), 15 marzo 1928.


 


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