L’insurrezione di Kronstadt e il destino della Rivoluzione russa (Ciliga, 1938)

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Traduzione a cura di Alessandro Cocuzza. [francese]

Lo scambio di lettere tra Trotsky e Wendelin Thomas (uno dei leader della rivolta dei marinai tedeschi del 1918, attualmente membro della Commissione americana di inchiesta sui processi di Mosca) a proposito del posto da assegnare nella storia agli avvenimenti di Kronstadt del 1921, ha provocato una vera discussione internazionale. Ciò è segno dell’importanza del problema. D’altra parte, se oggi avviene che ci si occupi di Kronstadt, non è per caso: un’analogia, e anche un legame diretto, tra ciò che è accaduto diciassette anni fa a Kronstadt e i recenti processi di Mosca, è fin troppo evidente.

Oggi si assiste all’assassinio dei capi della Rivoluzione d’Ottobre; nel 1921, ad essere decimate furono le masse di questa rivoluzione. Sarebbe possibile oggi screditare e sopprimere i capi dell’ Ottobre senza che nel paese si alzi una protesta dal basso, se questi capi non avessero loro stessi, a forza di cannoni, obbligato al silenzio i marinai di Kronstadt e gli operai della Russia intera?

La risposta di Trotsky a Wendelin Thomas mostra che, purtroppo, Trotsky – che è, con Stalin, il solo dei capi dell’Ottobre ancora in vita tra coloro che misero in atto la repressione di Kronstadt – attualmente si rifiuta ancora di guardare con obiettività al passato. Ancora di più: nel suo ultimo articolo: “Molto rumore intorno a Kronstadt”, allarga ancora il fossato che si era scavato allora tra le masse lavoratrici ed egli stesso e non esita, dopo avere ordinato il loro bombardamento nel 1921, a presentare oggi gli uomini di Kronstadt “come elementi completamente immorali, uomini che portavano eleganti pantaloni di stoffa buona e si pettinavano come dei protettori”.

Non è con tali accuse, che puzzano di sussiego burocratico a cento miglia, che si può portare un utile contributo agli insegnamenti che si possono trarre dalla grande rivoluzione russa.

Per determinare l’influenza che ha avuto Kronstadt sulla sorte della Rivoluzione, occorre, evitando ogni questione inutile, rivolgere la nostra attenzione a tre domande fondamentali:

  1. in quale situazione è scoppiata la rivolta di Kronstadt?
  2. quali erano gli obiettivi di questo movimento?
  3. attraverso quali mezzi gli insorti provarono a raggiungere questi obiettivi?

 Le masse e la burocrazia nel 1920-1921

Tutti concordano adesso nel riconoscere che nel corso dell’inverno 1920-1921, la Rivoluzione russa viveva un momento particolarmente critico: l’offensiva in Polonia si era conclusa con la disfatta di Varsavia, nessuna rivoluzione sociale era esplosa nell’Europa occidentale, la Rivoluzione russa rimaneva isolata, la carestia e la disorganizzazione dilagavano in tutto il paese; il pericolo della restaurazione borghese bussava alle porte della rivoluzione. In questo momento critico, le differenti classi e partiti che esistevano all’interno dell’ambiente rivoluzionario presentarono ciascuno le proprie soluzioni per risolvere la crisi.

Il governo sovietico e le alte sfere del partito comunista applicarono il loro programma per il rafforzamento del potere della burocrazia. L’attribuzione ai Comitati esecutivi dei poteri attribuiti fino ad allora ai soviet, la sostituzione della dittatura di classe con quella del partito, lo spostamento dell’autorità all’interno stesso del partito, dai suoi membri ai suoi quadri, la sostituzione al doppio potere della burocrazia e degli operai nelle fabbriche del solo potere dell’apparato, tutto ciò avrebbe “salvato la Rivoluzione!” È a questo punto che Bukharin pronunciò la sua arringa in favore del “bonapartismo proletario”. “Autolimitandosi”, il proletariato avrebbe a quanto sembra facilitato la lotta contro la controrivoluzione borghese.

Così si manifestava già l’enorme sufficienza, quasi messianica, della burocrazia comunista.

Il IX° e X° Congresso del Partito Comunista, così come l’intervallo di un anno che li divise, avvennero sotto il segno di questa nuova politica. Lenin ne fu il realizzatore rigido e Trotsky il cantore. La burocrazia preveniva la restaurazione borghese… eliminando i tratti proletari della rivoluzione.

La formazione dell’ “Opposizione Operaia” in seno al partito, appoggiata non solo dalla frazione proletaria del partito ma anche dalla grande massa degli operai senza partito, lo sciopero generale del proletariato di Petrograd poco prima della rivolta di Kronstadt, ed infine questa insurrezione stessa, tutto ciò esprimeva le aspirazioni delle masse che sentivano, più o meno chiaramente, che una “terza persona” stava recando offesa alle loro conquiste. Il movimento dei contadini poveri di Makhno in Ucraina fu, nell’insieme, la conseguenza di tali resistenze. Quando si esaminano, con la prospettiva storica di cui disponiamo adesso, le lotte del 1920-1921, si è colpiti nel vedere che queste masse disperse, affamate e indebolite dalla disorganizzazione economica, hanno trovato tuttavia la forza di formulare con altrettanta precisione la loro posizione sociale e politica e di difenderla, al tempo stesso, contro la burocrazia e contro la borghesia.

Il Programma di Kronstadt

 Per non accontentarci, come Trotsky, di semplici affermazioni, presentiamo ai lettori la risoluzione che servì da programma al movimento di Kronstadt. La riproduciamo per intero, in ragione della sua enorme importanza storica. Fu adottata il 28 febbraio dai marinai della corazzata “Petropavlovsk” ed accettata poi da tutti i marinai, soldati ed operai di Kronstadt.

“Dopo avere sentito i rappresentanti degli equipaggi che sono stati delegati dall’assemblea generale dei bastimenti per rendersi conto della situazione a Petrograd, questa assemblea prende le seguenti decisioni

 I. Organizzare immediatamente delle rielezioni ai soviet con voto segreto ed avendo cura di organizzare una libera propaganda elettorale tra tutti gli operai e i contadini, visto che i soviet attuali non esprimono la volontà degli operai e dei contadini;

II. Accordare la libertà di parola e di stampa agli operai e ai contadini, agli anarchici ed ai partiti socialisti di sinistra;

III. Accordare la libertà di riunione e la libertà di associazione alle organizzazioni sindacali e contadine;

IV. Organizzare, al più tardi per il 10 marzo 1921, un conferenza senza partito degli operai, dei soldati rossi e dei marinai di Petrograd, di Kronstadt e del distretto di Petrograd;

V. Liberare tutti i prigionieri politici che appartengono ai partiti socialisti, così come tutti gli operai e contadini, soldati rossi e marinai incarcerati per ciò che hanno fatto nei movimenti operai e contadini;

VI. Eleggere una commissione per la revisione dei casi di quanti sono detenuti nelle prigioni o nei campi di concentramento;

VII. Sopprimere tutti i “politotdiel”1, perché nessun partito può avere privilegi per la propaganda delle proprie idee né può ricevere dallo stato delle risorse per questo scopo. Al loro posto, devono essere create delle commissioni culturali elette, alle quali le risorse devono essere fornite dallo stato;

VIII. Sopprimere immediatamente tutti gli “zagraditelnyé otriady”2;

IX. Fornire a tutti i lavoratori una razione uguale, eccetto quelli dei mestieri insalubri, che potranno avere una razione superiore;

X. Sopprimere i distaccamenti di combattimento comunisti in tutte le unità militari, e fare sparire dalle officine e dalle fabbriche il servizio di guardia effettuato dai comunisti. Se si ha bisogno di distaccamenti di combattimento, designarli per compagnia in ogni unità militare; nelle officine e nelle fabbriche i servizi di guardia devono essere stabiliti conformemente al parere degli operai;

XI. Dare ai contadini il diritto di lavorare le loro terre come lo desiderano, così come quello di avere del bestiame, ma tutto ciò attraverso il loro proprio lavoro, senza nessuno impiego di lavoro salariato;

XII. Chiedere a tutte le unità militari così come ai compagni “koursanty”3 di associarsi a questa risoluzione;

XIII. Esigere che si dia nella stampa una larga pubblicità a tutte le risoluzioni;

XIV. Designare un ufficio mobile di controllo;

XV. Autorizzare la produzione artigianale libera, senza impiego di lavoro salariato.

Sono queste delle formule rozze, alcune anche insufficienti, ma che sono impregnate tutte dello spirito di Ottobre, e non c’è calunnia al mondo che possa fare dubitare del collegamento intimo che esiste tra questa risoluzione e i sentimenti che guidavano gli espropriatori del 1917.

La profondità dei principi che animano questa risoluzione è mostrata dal fatto che è ancora ampiamente attuale. Si può, difatti, contrapporla altrettanto bene sia al regime di Stalin del 1938 che a quello di Lenin del 1921. C’è anche di più: le pretese di Trotsky contro il regime di Stalin sono limitate alla riproduzione, timida è vero, delle rivendicazioni di Kronstadt. Del resto, quale altro programma, alquanto socialista, potrebbe essere opposto all’oligarchia burocratica oltre quelli di Kronstadt e dell’Opposizione Operaia?

L’inizio della risoluzione mostra il collegamento stretto che esisteva tra i movimenti di Petrograd e di Kronstadt. Il tentativo di Trotsky di opporre gli operai di Petrograd a quelli di Kronstadt per consolidare la leggenda del carattere controrivoluzionario del movimento di Kronstadt cozza con Trotsky stesso: nel 1921, egli, difatti, perorando la necessità nella quale si era trovato Lenin di sopprimere la democrazia in seno ai soviet e al partito, accusava le grandi masse, nel partito ed all’infuori di esso, di simpatizzare con Kronstadt. Ammetteva in quel momento dunque che, sebbene gli operai di Petrograd e dell’Opposizione Operaia non fossero affatto arrivati fino alla resistenza a mano armata, la loro simpatia andava almeno a Kronstadt.

L’asserzione di Trotsky secondo la quale “l’insurrezione sarebbe stata ispirata dal desiderio di ottenere una razione privilegiata” è ancora più vergognosa. Così, è uno di questi privilegiati del Cremino, per i quali le razioni erano molto superiori a quelle degli altri, che osa lanciare un simile rimprovero, e proprio questo agli uomini che, nel paragrafo IX della loro risoluzione, richiedevano esplicitamente l’uguaglianza della razione! Questo dettaglio mostra fino a che punto l’accecamento burocratico di Trotsky non ha limiti ed è esasperato.

Gli articoli di Trotsky non si discostano di un solo passo dalla leggenda forgiata già da tempo dal Comitato Centrale del partito. Certo, Trotsky merita la stima del movimento operaio internazionale per avere rifiutato, a partire dal 1928, di continuare a partecipare alla degenerazione burocratica ed alle nuove “epurazioni” destinate a privare la Rivoluzione di tutti i suoi elementi di sinistra; preferì, essere eliminato egli stesso. Merita ancor più di essere difeso contro la calunnia e gli attentati di Stalin. Ma tutto ciò non dà a Trotsky il diritto di insultare le masse lavoratrici del 1921. Al contrario! Più di chiunque altro, Trotsky avrebbe dovuto fornire un nuovo apprezzamento dell’iniziativa presa da Kronstadt, iniziativa di un valore storico considerevole, iniziativa presa da militanti di base per lottare contro la prima cruenta “epurazione” intrapresa dalla burocrazia.

L’atteggiamento dei lavoratori russi durante il tragico inverno del 1920-1921 manifesta che le classi lavoratrici della Russia erano animate da un profondo istinto sociale e da un nobile eroismo, non solo durante l’ascesa della Rivoluzione, ma anche all’epoca della crisi che la mise in pericolo mortale.

Né i combattenti di Kronstadt, né gli operai di Petrograd, né i comunisti di alto livello, disponevano ormai più, è vero, durante quell’ inverno, della stessa energia rivoluzionaria del 1917-1919, ma tutto ciò che c’era ancora di socialista e di rivoluzionario in questa Russia del 1921, era la base a possederlo. Opponendosi a questa, Lenin e Trotsky, d’accordo con Stalin, con Zinoviev, Kaganovitch ed altri, rispondevano ai desideri e servivano gli interessi dei quadri burocratici. Gli operai lottavano allora per il socialismo di cui la burocrazia perseguiva già la liquidazione. E’ proprio in questo che consiste il problema.

Kronstadt e la N.E.P.

 Si crede abbastanza comunemente che Kronstadt esigesse l’introduzione della N.E.P4; ma questo è un profondo errore. La risoluzione di Kronstadt si pronunciava per la difesa dei lavoratori, non solo contro il capitalismo burocratico di stato, ma anche contro la restaurazione del capitalismo privato. Questa restaurazione era voluta – contrariamente a Kronstadt – dai socialdemocratici che la combinavano con un regime di democrazia politica e furono in gran parte Lenin e Trotsky a realizzarla (ma senza democrazia politica) sotto forma della N.E.P. La risoluzione di Kronstadt diceva tutto il contrario poiché essa si dichiarava contro il salariato nell’agricoltura e l’artigianato. Questa risoluzione, e il movimento che servì da base, tendevano all’alleanza rivoluzionaria dei proletari e dei contadini lavoratori con gli ambienti più poveri delle campagne affinché la rivoluzione si sviluppasse in direzione del socialismo; la N.E.P., al contrario, costituiva l’unità tra i burocrati e gli strati più elevati del villaggio contro il proletariato, era l’alleanza tra il capitalismo di stato ed il capitalismo privato contro il socialismo. La N.E.P. è tanto antagonista delle rivendicazioni di Kronstadt quanto, ad esempio, il programma socialista rivoluzionario per l’ abolizione del sistema di Versailles sorto dall’ avanguardia del proletariato europeo è opposto all’abrogazione del trattato di Versailles realizzata secondo i criteri di Hitler.

Ecco, infine, un’ultima accusa diffusa attualmente: le iniziative come quella di Kronstadt potevano indirettamente scatenare le forze della controrivoluzione. È possibile difatti che pur caratterizzata dalla democrazia operaia, la rivoluzione sia alla fine fallita, ma ciò che è certo, è che è perita, e che è perita a causa della politica dei dirigenti: la repressione di Kronstadt, la soppressione della democrazia operaia e sovietica col X Congresso del Partito Comunista Russo, l’eliminazione del proletariato dalla gestione dell’industria, l’introduzione della N.E.P significavano già la morte della Rivoluzione.

È precisamente alla fine della guerra civile che si produsse la divisione della società postrivoluzionaria in due gruppi fondamentali: le masse lavoratrici e la burocrazia. La rivoluzione russa fu soffocata nelle sue aspirazioni socialiste ed internazionaliste ma si sviluppò e si consolidò nelle sue tendenze nazionaliste, burocratiche e di capitalismo di stato.

È a partire da lì e su questa base che di anno in anno, sempre più chiaramente, l’amoralismo bolscevico, così spesso rievocato, subì quell’evoluzione che avrebbe condotto ai processi di Mosca. Si era ormai manifestata la logica implacabile delle cose: quando dei rivoluzionari, rimanendo tali a parole, si assumono, in effetti, i compiti della reazione e della controrivoluzione, devono fare ineluttabilmente ricorso alla menzogna, alla calunnia ed alla falsificazione. Questo sistema della menzogna generalizzata è la conseguenza, non la causa, della separazione del partito bolscevico dal socialismo e dal proletariato.

Mi permetto, per rafforzare ciò che ho appena affermato citando alcune testimonianze su Kronstadt fatte da uomini che ho incontrato nella Russia dei Soviet.

 “Quelli di Kronstadt? Ebbero perfettamente ragione; sono intervenuti per difendere gli operai di Petrograd; fu un malinteso tragico che Lenin e Trotsky, invece di accordarsi, fecero loro battaglia” mi diceva, nel 1932, Dch., che, nel 1921, era operaio senza partito a Petrograd e che conobbi al confino politico di Verkhnié Ouralsk come trotskysta.

 “È una favola che dal punto di vista sociale, nella Kronstadt del 1921 vivesse una popolazione del tutto differente da quella del 1917”, mi diceva in prigione un altro pietrogradese, Dv., che, nel 1921, era membro della Gioventù Comunista, e fu incarcerato nel 1932 come “decista” (membro del gruppo Sapronov del “Centralismo democratico”).

 Ebbi anche l’opportunità di conoscere uno di quelli che avevano partecipato effettivamente alla rivolta di Kronstadt. Era un vecchio meccanico della marina, comunista fin dal 1917, che aveva attivamente preso parte alla guerra civile, aveva diretto per un certo tempo una Tchêka5 di provincia da qualche parte sul Volga e si trovava nel 1921 a Kronstadt in qualità di commissario politico, sulla nave da guerra “Marat” (ex “Petropavlovsk”). Quando lo vidi, nel 1930, nella prigione di Leningrado, aveva appena passato otto anni alle isole Solovetski.

 I mezzi di lotta

 I lavoratori di Kronstadt inseguivano degli scopi rivoluzionari lottando contro i tentativi reazionari della burocrazia e servendosi di mezzi propri ed onesti. La burocrazia diffamava, invece, in maniera odiosa il loro movimento con la pretesa che fosse diretto dal generale Kozlovski6. Quelli di Kronstadt, in effetti, volevano discutere onestamente i motivi della controversia con i rappresentanti del governo. La loro iniziativa ebbe dapprima un carattere difensivo – è per questa ragione che non occuparono in tempo utile Oranienbaum, sulla costa di fronte a Kronstadt.

Fin dall’inizio, i burocrati di Petrograd fecero uso degli ostaggi fermando le famiglie dei marinai, dei soldati dell’esercito rosso ed operaio di Kronstadt che abitavano a Petrograd, poiché erano stati a loro volta arrestati molti dei commissari presenti a Kronstadt – ma nemmeno uno di essi venne fucilato. La detenzione degli ostaggi fu portata a conoscenza di Kronstadt tramite dei volantini lanciati da un aereo.

Nella sua risposta per radio, Kronstadt il 7 marzo dichiarò “che non voleva imitare Petrograd perché stima che un atto del genere, anche compiuto per un eccesso di odio e di disperazione, è il più vergognoso e più vile da tutti i punti di vista. La storia non ha ancora conosciuto procedimenti di questo genere” (Izvestia del Comitato Rivoluzionario di Kronstadt, 7 marzo 1921). I nuovi dirigenti del governo comprendevano molto più dei “ribelli” di Kronstadt il significato della lotta che stava per cominciare, la profondità dell’antagonismo tra le classi che li separava dai lavoratori. È in tutto questo che risiede la tragedia di tutte le rivoluzioni nel periodo del loro declino.

Ma quando venne imposto a Kronstadt il conflitto militare, essa trovò ancora in sé la forza di formulare le parole d’ordine della “terza rivoluzione” che da allora sarà per sempre il programma del futuro socialismo in Russia7.

 Bilancio

 Ci sono ragioni per pensare che, considerando il rapporto di forza tra il proletariato e la borghesia, tra il socialismo ed il capitalismo, che esisteva in Russia ed in Europa all’inizio di 1921, la lotta per lo sviluppo socialista della rivoluzione russa era destinata all’ insuccesso. In queste condizioni, il programma socialista delle masse non poteva vincere; bisognava aspettarsi il trionfo della controrivoluzione dichiarata o camuffata sotto l’aspetto di una degenerazione (come in effetti è avvenuto).

Ma tale concezione dei processi della rivoluzione russa non diminuisce affatto, per principio, l’importanza storica del programma e degli sforzi fatti dalle masse lavoratrici. Al contrario, questo programma costituisce il punto di partenza da cui comincerà il nuovo ciclo dello sviluppo rivoluzionario e socialista. Difatti, ogni nuova rivoluzione non comincia dalle basi su cui è esordta la precedente, ma parte dal punto in cui la rivoluzione precedente ha subito una disfatta morale..

L’esperienza della degenerazione subita dalla rivoluzione russa pone di nuovo davanti alla coscienza del socialismo internazionale un problema sociologico estremamente importante: perché nella rivoluzione russa, come nelle altre due grandi rivoluzioni precedenti: quella inglese e francese, è dall’interno che la controrivoluzione ha trionfato dal momento in cui si esaurivano le forze rivoluzionarie e per mezzo dello stesso partito rivoluzionario (“epurato”, è vero, dei suoi elementi di sinistra)?

Il marxismo riteneva che la rivoluzione socialista, una volta cominciata o si sarebbe assicurata uno sviluppo graduale e continuo che l’avrebbe condotta al socialismo integrale o sarebbe andata incontro a una disfatta che si sarebbe manifestata sotto forma di una restaurazione borghese.

La rivoluzione russa, nel suo insieme, pone in modo tutto nuovo il problema del meccanismo della rivoluzione socialista. Questa questione deve diventare fondamentale nel dibattito internazionale. In questa discussione, il problema di Kronstadt può e deve avere un posizione degna di nota.

Ante Ciliga.

Note:

1 Sezioni politiche del partito comunista che esistono nella maggior parte delle istituzioni di stato.

2 Zagraditelnyé otriady: distaccamenti di polizia creati ufficialmente per lottare contro l’aggiotaggio, ma che alla fine confiscavano tutto ciò che la popolazione affamata, compresi gli operai, portavano dalle campagne per il consumo personale.

3 Allievi-ufficiali

4 La NEP, Nuova Politica Economica (НЭП, Новая Экономическая Политика), fu un sistema di riforme economiche, in parte orientate al libero mercato, che Vladimir Lenin istituì in Unione Sovietica nel 1921 e che durò fino al 1929. Essa rappresentò una soluzione temporanea e di riparazione dopo i disastri economici del comunismo di guerra e della guerra civile russa. Venne ripristinata la proprietà privata in alcuni settori dell’economia, in particolare in agricoltura Sebbene l’industria fosse totalmente nazionalizzata si introduceva il concetto di autosufficienza e autonomia aziendale e si permetteva per la prima volta ai contadini di vendere i propri prodotti sul libero mercato nazionale, fatta salva la parte che spettava allo stato. [Nota del Traduttore]

5 La Tchéka (VCK ossia Vétchéka – Commissione Straordinaira Panrussa per la repressione della controrivoluzione e del sabotaggio) venne creata da Dzerjinski da nel Dicembre 1917 per lottare contro tutti coloro che si opponevano al nuovo regime. Gli indagati venivano tacciati di essere " nemici di classe" (borghesi, ufficiali bianchi) e di essere dei nemici politici (zaristi, cadetti, Socialisti Rivoluzionari, menscevichi, anarchici). Grazie ad una legge del Settembre 1918 veniva permessa l’applicazione della pena di morte a "tutti coloro che sono affiliati alle organizzazioni delle Guradie Bianche". La Tchéka si è sciolta nel 1922 e sostituita dalla GPU la tristemente nota polizia politica dell’ epoca staliniana responsabile delle purghe e delle deportazioni di ogni tipo di dissidenti.[NdT]

6 Leon Kozłowski generale polacco organizzatore dei quadri dell’Esercito Polacco una volta ottenuta l’indipendeza della Polonia nel 1918 e si distinse nella guerraa contro i bolscevichi. Entrò nel parlamento polacco e divenne Primo Ministro nel 1934 [NdT]

7 Un lavoro d’insieme su Kronstadt, che contiene dei documenti essenziali su queste giornate storiche, è stato appena realizzato da Ida Mett. La sua pubblicazione porterebbe, a mio avviso, un contributo opportuno alla discussione internazionale che si sta sviluppando attualmente

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