1936-10 L’azione della Colonna Lenin

L’azione della Colonna “Lenin”

Avanti, 11 ottobre 1936

Dopo alcuni giorni di peregrinazioni la nostra Colonna internazionale “Lenin” è arrivata sulla linea di fuoco, sul fronte di Huesca. In tutti i compagni c’era l’ansia dell’azione, ma si dovette attendere ancora due giorni, prima che tutti potessero maneggiare il fucile contro il nemico…
Improvvisamente, una notte ci svegliarono per partire con altri compagni spagnoli per una azione contro un molino isolato, nel quale si erano annidati dei fascisti e dei soldati. Dopo quasi due ore di cammino nell’oscurità e con tutte le precauzioni possibili, arrivammo alla meta. La casa fu prontamente accerchiata, e, dopo aver assicurato la posizione, vi penetrammo. I fascisti, però, erano fuggiti poco prima del nostro arrivo.
Il capitano Russo pensò di andare più avanti, nonostante gli ordini, che aveva ricevuto. E non fu male, ché non lungi passava la camionabile Barbastro – Huesca, che collega la città vicina con il forte d’Aragón, di grandissima importanza strategica. Scopo del compagno Russo era di tagliare il collegamento dei nemici. E fu così che con un piccolo gruppo della Colonna internazionale e con alcuni militi spagnoli, si prese d’improvviso la località Caseta de Quicena, non lungi dalle porte di Huesca (circa un km. e mezzo). Anche questa seconda operazione, nella sua prima fase, ci riuscì molto bene. Arrivammo senza sparare un colpo per non richiamare l’attenzione di un vicino distaccamento fascista.
Occupata la strada e le case della località, la nostra prima preoccupazione fu quella di tagliare le comunicazioni telefoniche e telegrafiche e di assicurare la posizione con delle barricate…
In seguito facemmo dodici prigionieri, tra i quali un ufficiale ed un sergente, ed un ricco bottino di armi e munizioni. Nel pomeriggio pensammo di consolidare la posizione ai nostri lati, occupando fra l’altro il Manicomio di Huesca, che non potemmo mantenere perché il numero degli uomini era insufficiente. E fu in questa operazione che perdemmo uno dei nostri migliori elementi, il caro compagno Robert de Fauconnet, che dal 19 luglio era sempre sulla breccia contro i fascisti…
Di grande importanza fu, infine, l’azione del Molino, in cui circa 50 fra soldati e fascisti vennero accerchiati da un nostro gruppo di quaranta militi…
Dopo aver circondato il Molino e avere intimato la resa agli occupanti, alcuni compagni vollero abbattere la porta della casa, ove i nemici si erano rifugiati. Ma, invece di attenersi agli ordini del capitano, l’aprirono semplicemente, cadendo, così, in un agguato. Infatti, appena entrati, scoppiò una bomba, che ferì gravemente cinque dei nostri e ne uccise altrettanti, fra cui Miguel Pedrola, membro dell’Esecutivo giovanile del P.O.U.M. Continuammo nella nostra azione con un’intensa fucileria e fummo bombardati dai cannoni del forte d’Aragón. Dovemmo sospendere l’operazione e lasciare dei compagni di guardia, perché i nemici non fuggissero. Le scaramuccie continuarono e nella stessa sera 19 soldati e un sergente si arresero Gli altri furono presi il giorno seguente… Dopo due giorni abbiamo attaccato un’altra località fascista, e precisamente il villaggio di Quicena, ai piedi del monte Aragón. Sempre con la tattica della sorpresa, potemmo prendere con uno sforzo minimo un importante centro di vettovagliamento delle forze nemiche accerchiate. Vennero fatti 15 prigionieri e arrestati un ufficiale e alcuni fascisti. Il grosso della truppa era fuggito prima del nostro arrivo.
Lo stesso giorno, sul posto dove erano stati trucidati i nostri compagni, vennero fucilati cinque fascisti…

Giuseppe Bogoni

2= Colonna Lenin (POUM). 7= Colonna Durruti. 8= Colonna Maurín (POUM)

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