1948-03 La vita eroica di Rosa Luxemburg [Fouchère]

La vita eroica di Rosa Luxemburg (Berthe Fouchère, 1948) 

 Rosa Luxemburg nacque a Zamosc, il 5 marzo 1870, da una famiglia ebrea polacca. Era la più giovane di cinque figli. Una deformazione dell’anca degenerò in tubercolosi ossea e la trattenne a letto durante  un anno intero. Tutta la sua famiglia l’amava, e non solo a causa della sua infermità, ma perché era allegra, ridente ed affettuosa. A cinque anni sapeva leggere e scrivere ed inviava già saggi letterari ad un giornale per bambini. Aveva anche delle disposizioni pedagogiche  e  giocava alla maestra con le domestiche della casa. La bambina prodigio faceva la gioia e l’ammirazione di suo padre. Aveva tre anni quando la sua famiglia partì per Varsavia. Il padre voleva dare ai suoi bambini una solida cultura, che  non avrebbero potuto acquisire a Zamosc,. Ma nella Polonia oppressa, il regime scolastico era sottoposto a restrizioni, di cui  velocemente la giovane Rosa provò profondamente l’ingiustizia. Nel liceo che frequentò, gli ebrei non erano ammessi; alcune eccezioni erano fatte solo in favore delle ebree. L’uso della lingua polacca era vietato. E la presenza di Rosa, che nella sua famiglia aveva appreso  l’odio dell’assolutismo russo, fu  naturalmente scontata nel movimento di opposizione universitario. Fu anche alla punta di questo movimento. E nei suoi ultimi anni di studio a Varsavia, è quasi certo che fu in relazione col movimento rivoluzionario organizzato. La medaglia d’oro, che doveva essere attribuitagli alla sua uscita del liceo, in ricompensa dei suoi eccellenti studi, gli fu rifiutata a causa del suo « atteggiamento di opposizione alle autorità ». Subito dopo aver lasciato il liceo, nel 1887,—aveva diciassette anni—entrava nel partito socialista rivoluzionario, e collaborava col capo del gruppo di Varsavia, l’operaio Martin Kasprzak. Nel 1889, lasciò la Polonia. La polizia aveva scoperto la sua attività nei circoli rivoluzionari. E questo poteva significare per lei la prigione ed anche la deportazione in Siberia. Era ovviamente pronta ad accettare tutte le conseguenze della sua attività rivoluzionaria. Ma i suoi amici insistettero affinché partisse per proseguire i suoi studi all’estero da dove avrebbe potuto servire utilmente il movimento. Martin Kasprzak organizzò la sua fuga. Passò la frontiera russo-tedesca nell’automobile piena di paglia di un contadino . Senza difficoltà, arrivò a Zurigo.

STUDI IN SVIZZERA 

 Zurigo era il luogo di ritrovo dell’emigrazione russa e polacca: la sua università, una scuola superiore per i giovani rivoluzionari. Là, ragazzi e ragazze che avevano già conosciuto  la prigione zarista e le persecuzioni, vivevano insieme in colonia.

 Di costumi molto puri, entusiasti, disinteressati, profondamente idealisti, dedicavano il loro tempo libero alla politica ed alla filosofia. C’erano tra di loro delle discussioni animate ed interminabili sul darwinismo, sull’emancipazione della donna, su Marx. Tolstoj, Bakounine, Blanqui, sui metodi della lotta di classe,la caduta di Bismarck, la liberazione della Polonia, le lotte della socialdemocrazia tedesca.

 Queste discussioni,che non conducevano a nessuno lavoro effettivo, facevano un po’ ridere Rosa Luxemburg. Aveva sete di azione, e si preparava a prendere una parte attiva nelle lotte sociali. Aveva preso pensione nella famiglia dello scrittore socialista tedesco Lübeck che talvolta aiutava nei suoi lavori letterari . All’università, studiò la storia naturale. Era più di un interesse, era una vera passione che suscitava in lei il mondo degli uccelli e delle piante, che restarono, nella sua vita agitata e tormentata, l’oasi in cui, durante le ore scure della prigione, il suo pensiero amò rifugiarsi. Ma la politica restava la sua preoccupazione dominante e lei si mise a studiare con ardore l’economia politica. S’interessò in particolare ai classici, Smith, Ricardo, Marx. Il titolare della cattedra di economia politica, Wolf, era il tipo perfetto del professore. Erudito, eclettico, coscienzioso, ma timoroso, non si elevò mai alle visioni generali sul mondo. Rosa che, aspirava alla sintesi ed all’unità, si lamentava « che lacerasse in brandelli la sostanza vivente della realtà sociale ». Dopo ciascuno dei suoi corsi, criticava il suo punto di vista stretto e « burocratico ». punto per punto, ne dimostrava l’insufficienza. Il che non impedì al professore Wolf, in un’autobiografia, scritta più tardi, di evocare con una grande imparzialità la stupefacente personalità di quella che fu la sua migliore alunna.

 Oltre alla sua vita di studentessa, condusse una vita ardente di militante nel movimento operaio di Zurigo. Era in relazione coi marxisti russi, Paul Axelrod, Véra Sassulitsch e Georges Plékhanov che ammirava profondamente. Fu Léo Jogisches che ebbe la più grande influenza sul suo sviluppo intellettuale e la sua evoluzione politica. Sappiamo il ruolo di primo piano svolto da questo uomo straordinariamente intelligente, nel movimento polacco e nel movimento russo, e che fu, finalmente, alla punta del movimento spartachista tedesco. È lui che fondò il movimento operaio a Wilna, di cui sono usciti  numerosi capi socialisti tra i quali Charles Rappoport, apprezzato teorico socialista . Creò anche dei circoli di ufficiali per guadagnarsi il consenso dei militari al movimento rivoluzionario. Fu fermato nel 1889 e fu rinchiuso nella fortezza di Wilna. Appena ebbe ricuperato la libertà, fuggi in Svizzera. Entrò immediatamente in relazioni con Rosa Luxemburg, e tra questi due esseri di élite, si creò un’amicizia che non si fermerà mai. Quando si incontrarono,si impose una revisione delle basi teoriche e dei metodi di azione socialista. L’internazionale socialista si trovava alla soglia di una fase nuova di sviluppo. Il movimento polacco era entrato,  anche lui, in un periodo di crisi. Nel 1882, i diversi circoli ed i comitati operai si erano raggruppati per formare il partito socialista-rivoluzionario. Proletariato  che si legò col « Narodnaja Wolja » di San Pietroburgo, movimento di intellettuali, senza collegamento con le masse operaie, senza prospettive, senza programma preciso, ma di cui i metodi terroristici erano profondamente inefficaci e pericolosi. Il partito « Proletariato » finisce per rompere col « Narodnaja Wolja » e fu riorganizzato nel 1888. Al congresso internazionale di Zurigo, nel 1893, Rosa Luxemburg precisò, in un rapporto, le condizioni di una tattica marxista del movimento socialista polacco che doveva ripudiare  l’anarchismo e il riformismo. Sono le masse  stesse che devono condurre la propria lotta. E « un partito socialista che si appoggia sulle masse, deve difendere, certo, le loro condizioni di esistenza, ma non deve perdere di vista nella lotta quotidiana, lo scopo rivoluzionario da raggiungere. Le riforme sono solamente delle tappe e dei punti di appoggio nella via che conduce alla rivoluzione sociale, ossia, in prima luogo alla conquista politica dello stato. »

 A questo congresso internazionale di Zurigo, si pose anche fortemente il problema dell’atteggiamento del movimento socialista polacco sulla questione nazionale. La Polonia, lo si sa, era sotto il giogo russo. E la borghesia polacca, di cui l’esistenza era legata all’importante sviluppo del capitalismo sotto lo zarismo, considerava che l’indipendenza nazionale della Polonia sarebbe stata la loro condanna a morte . Quale doveva essere, allora, l’atteggiamento della classe operaia? Con Marx ed Engels, Rosa Luxemburg pensava che nessuna nazione poteva essere veramente libera nelle sue istituzioni se —–  oppressa da un’altra nazione. Ma pensava anche che l’indipendenza polacca era subordinata all’instaurazione di una repubblica democratica in Russia. Il primo scopo da raggiungere era dunque la caduta dell’assolutismo russo. Ed all’unione della borghesia polacca con lo zarismo, doveva corrispondere l’unione del proletariato polacco e del proletariato russo. Questa strategia politica fu ammessa più tardi dai  più eminenti teorici marxisti .

IN GERMANIA, NELLA LOTTA 

 Dopo avere vissuto alcuni mesi in Francia, dove si legò coi capi del movimento operaio, Jules Guesde, Vaillant, Allemane, si recò nel 1897, in Germania, che era allora il focolare del movimento operaio internazionale, il centro di gravità della politica mondiale, il paese dove l’interesse per i problemi teorici e pratici del socialismo era più vivo. Un matrimonio bianco con Gustave Lubeck, il figlio del suo vecchio amico, gli fece acquisire la nazionalità tedesca. Allora, cominciò per lei una vita tormentata ed agitata, la più piena e la più sconvolgente, la più ricca, più varia che potesse immaginare: l’azione militante di propaganda, di educazione e di agitazione, i discorsi, gli articoli di giornali e di riviste, i lavori di economia politica e di politica marxista, di cui parecchi furono scritti in prigione, la partecipazione attiva alla vita del socialismo internazionale ed a tutti i movimenti rivoluzionari nel mondo, le persecuzioni, la prigione: è di tutto ciò che fu fatta la sua esistenza.

 In poco tempo, acquisì un posto importante nei quadri della socialdemocrazia tedesca. Con Kautsky, il « padre del marxismo », aveva già corrisposto ; penetrò rapidamente nell’intimità di Auguste Bebel, di Paul Singer, di Franz Mehring, di Clara Zetkin che aveva fondato l’internazionale delle donne proletarie e dirigeva il giornale femminile: « l’uguaglianza ». Collaborò alla stampa del partito dove le sue conoscenze dottrinali ed il suo temperamento combattivo furono vivamente apprezzati. Esercitò un’influenza notoria sui principali leader del partito: Mehring modificò più di una volta il suo giudizio politico dopo che Rosa Luxemburg aveva espresso il suo punto di vista.

 Spinse Kautsky a difendere nell’arena politica i principi fondamentali del partito. Il suo giudizio politico era sempre molto giusto, e lei aveva, per scoprire le perfidie ed i secondi fini dell’avversario, l’abilità e la perspicacia che  possiedono abitualmente solo quelli che hanno già una lunga esperienza politica. Rosa  esordiva nella vita militante, ma la sua intuizione politica era notevole. È in questo momento che si mise in contatto con le masse. Ciascuno dei suoi discorsi fu un trionfo. Questa piccola donna così magra, così minuta stupiva i suoi ascoltatori con il suo talento, la sua fiamma, la sua forza di persuasione, la volontà indomabile che scaturiva da lei. infiammava e convinceva.

 A Berlino,  collaborò brillantemente con la rivista economica: « Neue zeit ». Collaborò con il giornale socialista di Lipsia, al quale diede un orientamento marxista e di cui creò la fama in tutta la stampa socialista. È in questo giornale che fu pubblicato nel 1898 e 1899, con il titolo,: « Riforma sociale o rivoluzione », la sua notevole risposta a Bernstein che rimetteva in questione in un articolo del « Neue Zeit » e nel suo libro: « Le condizioni del socialismo ed i compiti della socialdemocrazia », i principi fondamentali del marxismo. La famosa frase  di Bernstein: « Lo scopo finale  è nulla, è il movimento che è tutto » era stato il segnale di una larga controversia nell’internazionale alla quale parteciparono tutti i grandi pensatori socialisti dell’epoca: In Germania Parvus, Kautsky, Bebel, Clara Zetkin. In Russia Plékhanov. In Italia Labriola. In Francia Jules Guesde e Jean Jaurès. Rosa era alla testa degli avversari dei revisionisti. Era anche la più giovane, la più ardente. Superò Kautsky che , dalla morte di Engels, era la figura più autorevole, più rappresentativa del movimento operaio internazionale. Con la sua logica, la sua dialettica, suscitando l’ammirazione dei suoi avversari. « O le riforme, o la rivoluzione », dicevano i riformisti. Sia le riforme che la rivoluzione rispondeva Rosa Luxemburg. La lotta per le riforme è la lotta per il miglioramento delle condizioni di esistenza della classe operaia, la protezione del lavoro, l’allargamento dei diritti democratici all’interno dello stato borghese, la lotta per creare il clima favorevole all’organizzazione ed all’educazione della classe operaia. »

 Ma per lei, così come  l’aveva già affermato  al congresso di Zurigo nel 1893, la lotta quotidiana era legata allo scopo finale. E l’obiettivo doveva essere la conquista della potenza politica da parte del socialismo, si alzò con forza contro il parlamentarismo, come  era concepito allora da alcuni socialisti, con tutti i suoi errori e le sue illusioni. Le elezioni al parlamento non dovevano essere, secondo lei, altro che  l’opportunità di sviluppare la propaganda socialista e di apprezzare l’influenza del socialismo sulle masse. Ma d’altra parte si doveva evitare di cadere in un astensionismo sterile e settario. Questo vale a dire che la socialdemocrazia, pure rimanendo un partito di opposizione, doveva partecipare ogni volta che ciò era possibile ad un’azione legislativa positiva e fondare la sua forza al parlamento sull’azione delle masse operaie.In Francia,nel parlamento trionfava la concezione riformistica dell’azione socialista: Millerand entrava nel 1899 nel gabinetto Waldeck-Rousseau. Rosa criticò vigorosamente questa partecipazione che, diceva, in sostanza, paralizza la classe operaia, la turba, la delude, e rischia di trascinarla nell’illusione di un sindacalismo anarchico negatore dell’efficacia di ogni azione politica, e con la pretesa di essere sufficiente per tutto.

 Al Congresso internazionale di Amsterdam nel 1904, ci fu, tra lei e Jaurès, una controversia particolarmente viva riguardo al ministerialismo e alla collaborazione delle classi. Questa controversia restò tuttavia molto amichevole, perché Rosa Luxemburg ammirava il prestigioso oratore, il pensatore geniale, l’umanista  commovente che era Jaurès.

 La rivoluzione russa del 1905 creò un grande entusiasmo nella classe operaia tedesca. Rosa ne analizzò le peripezie e ne trasse gli insegnamenti utili per la classe operaia tedesca e l’internazionale nelle vibranti riunioni,  meetings in cui si sforzava di svegliare il sentimento della solidarietà di classe nella coscienza operaia tedesca.

 L’UMANITÀ DI ROSA. 

 I caricaturisti dell’epoca la rappresentavano come una furia, una megera eccitata; per i suoi avversari era « La sanguinaria Rosa ». Tuttavia non c’era donna più tenera, più sensibile, più umana. Adorava i bambini, amava appassionatamente i fiori, le piante, gli uccelli, le bestie che le hanno ispirato delle pagine così toccanti. Un filo d’ erba che vedeva dalla finestra stretta della sua prigione, un canto di uccello, la rallegravano. E le sue lettere di prigione rivelano la sensibilità la più delicata, la più raffinata che abbia mai  vibrato in un cuore umano. Possedeva un’anima di artista, amava la musica ed i poeti, cantava e dipingeva. « In tutte le meraviglie della natura, le opere della mente umana, i tesori della scienza, della musica e della poesia, godeva della vita universale di cui sono l’irraggiamento. »

 Era indulgente con le debolezze degli uomini. Ma esigeva dai suoi amici una assoluta  lealtà di carattere e di sentimenti. Bebel, Mehring, Hans Diefenbach, Karl e Sonia Liebknecht, Karl e Louise Kautsky l’amavano. « I doni incomparabili del suo cuore e del suo spirito, e la sua volontà di azione uniti nell’armonia più perfetta, facevano di lei una creatura eccezionale come il secolo non ne produsse più di simile. »

 Aveva, come Victor Hugo, scrive il suo compagno di lotta, Paul Frölich,: « Nella sua testa, un’orchestra E nell’anima, una lira.  » Il suo coraggio era indomabile. Dominò il destino che non la buttò mai giù. Quando, chiusa in una cella umida e scura, la malattia indeboliva il suo corpo, esasperava i suoi nervi, lei manteneva il suo magnifico ottimismo. « Nella vita sociale, come nella vita privata, scriveva , bisogna accettare tutto ugualmente, tranquillamente, con un’anima elevata; con un sorriso di dolcezza.  » E difatti, davanti alle più dure prove, rimase stoica. La sua volontà non si indebolisce mai. Conservò sempre questo equilibrio, questa armonia interiore che non abbandona le anime forti, gli esseri di élite che hanno l’abitudine di compiere, in qualsiasi circostanza, tutto il loro dovere,. Non parlava delle sue sofferenze, ma s’interessava di quelle degli altri. E nelle ore più nere, trovava ancora il coraggio di confortare i suoi amici preoccupati per la sua sorte, o coinvolti loro stessi dagli eventi. A Sonia Liebknecht, la moglie di Karl, giovane donna di cui la vita scorreva tra le preoccupazioni, l’ansietà, il dolore, scriveva: « Non desidero nutrirvi di godimenti estetici e di gioie intellettuali, voglio farvi conoscere tutte le vere gioie dello spirito, ma vorrei darvi ancora la mia serenità incrollabile per essere sicura che attraverserete la vita drappeggiata in un capotto di stelle. »

 Nel 1917, quando la Rivoluzione russa esplose, era in prigione. Dopo il primo movimento di entusiasmo che suscitò in lei il grande fenomeno storico che era il trionfo della politica che lei raccomandava per il socialismo, in caso di guerra,  è ancora ai suoi amici che pensò, ai suoi vecchi amici che a San-Pietroburgo, a Mosca o a Riga erano incarcerati da lunghi anni. Scriveva a Diefenbach: « … Le mie probabilità di libertà diminuiscono con gli eventi rivoluzionari della Russia. Ma i miei amici sono finalmente liberi: ciò mi riempe di una gioia pura. »

 In ogni lettera che riceveva in prigione, si sforzava di indovinare lo stato d’ animo del suo corrispondente, per potere scrivere la parola che consola o incoraggia. La sua pietà era senza limiti, la sua bontà infinita. Così, durante la rivoluzione tedesca, raccomandava ai suoi sostenitori « l’azione rivoluzionaria, più energica, ma anche la più grande umanità. »

 « Un mondo deve essere sconvolto, ma ogni lacrima inutile è  un’accusa, e l’uomo frettoloso che, correndo verso il suo compito schiaccia un povero vermiciattolo, commette un crimine. »

 « La sua opera è un lungo seguito eroico diretto verso uno stesso ed unico  scopo, ha scritto di lei Clara Zelkin. Le sue virtù personali brillano e si infiammano, riscaldano e rinfrescano, generano la vita e portano la morte, sono animate da una sola volontà, dirette incrollabilmente verso uno stesso ed unico  scopo: svegliare negli operai la volontà di potenza e dar loro la capacità di mettere in esecuzione il verdetto della storia: contro il capitalismo. »

 La sua cultura socialista, il suo profondo senso  delle realtà sociali, i suoi sentimenti generosi ne fecero l’internazionalista più fervente, più convinta di tutti i socialisti del movimento operaio mondiale.

 L’internazionalismo rimane il leit-motiv di tutta la sua attività socialista « L’affratellamento internazionale dei lavoratori è per me, scrive, ciò che c’è al mondo di più sacro e di più nobile;  è il mio ideale, la mia fede, la mia patria. Preferirei morire piuttosto che  essere infedele a questo ideale. »

 Il proletariato internazionale deve essere un corpo unico, agendo. Sviluppare, rinforzare la sua unità, fu uno degli obiettivi più importanti della sua vita.

 I socialisti di destra della socialdemocrazia tedesca attribuirono spesso questa tendenza alle origini ebree di Rosa. Certo le persecuzioni che subirono gli ebrei nella Polonia oppressa, i pogrom russi che, durante la sua infanzia, aveva sentito maledire nella casa paterna, avevano contribuito a far nascere nella sua mente la grande e generosa idea di una « patria umana. »

 La patria dei proletari alla quale la difesa di tutte le altre è subordinata è l’internazionale socialista. »

 È durante la guerra, quando l’internazionale socialista si era dimessa, che il suo internazionalismo si manifestò con più  ardore e coraggio. Nonostante tutti i pericoli, con una tenacia ed una fede ammirevole, non smise di appellarsi alla solidarietà internazionale dei popoli.

 « Germania, Germania al di sopra di tutto, scriveva nel 1916. Viva la democrazia! Viva lo zar e lo schiavismo! Migliaia di chili di materie grasse e di caffè, da consegnare immediatamente! I dividendi salgono, ed i proletari cadono. E con ciascuno di loro, è un uomo del futuro, un soldato della rivoluzione, un salvatore della vera civiltà che scende nella tomba. La follia cesserà, l’avventura insanguinata finirà, i lavoratori in Germania ed in Francia, in Inghilterra ed in Russia, uscendo dalla loro incoscienza, si tendono fraternamente la mano, ed al coro barbaro delle iene imperialiste, oppongono il grido potente dell’unione dei lavoratori: Proletari di tutti i paesi unitevi. »

A queste parole di Marx, Rosa è rimasta fedele tutta la  vita.

ROSA LUXEMBURG E LENIN 

 

La Rivoluzione russa del 1905 era stata prevista dai marxisti russi. Era in marcia dal 1902. Rosa Luxemburg aveva seguito con passione tutti gli eventi che rendevano inevitabile il sollevamento della classe operaia. Aveva preso partito nelle controversie tra i Menscevichi e i Bolscevichi; su certi punti importanti era in disaccordo con Lenin. Per i Menscevichi, il governo rivoluzionario, dopo la caduta dello zarismo, poteva essere solo un governo borghese. E  facevano riferimento, per giustificare il loro punto di vista, alla risoluzione del congresso di Amsterdam del 1904 che condannava il ministerialismo. L’esercizio del potere da parte dei socialisti in un stato borghese. Lenin criticava aspramente la tesi menscevista che considerava come utopica e reazionaria. E Rosa Luxemburg era d’accordo con lui. Ma ciò che divideva questi due grandi militanti,  era, esaminati nel quadro della Russia dell’epoca, il problema della dittatura e quello dell’azione della classe operaia al potere. Lenin era per una dittatura rivoluzionaria democratica del proletariato e dei contadini. Rosa Luxemburg era per la dittatura rivoluzionaria democratica del proletariato, appoggiata sulla classe contadina. Quale era la sua tesi? La socialdemocrazia russa doveva ricercare l’alleanza dei contadini, appoggiare su di loro la sua azione, per rovesciare l’assolutismo. Ma sola, doveva occupare il potere, armare immediatamente le masse popolari rivoluzionarie, istituire le milizie operaie e prendere il più velocemente possibile delle iniziative per la trasformazione politica ed economica della società. Poi, organizzare l’elezione della Costituente sulla base del suffragio universale. Mentre il parlamento preparava la costituzione, il governo rivoluzionario doveva continuare ad esercitare la dittatura, le masse dovevano restare armate per sbarrare la strada a la  [contro -] rivoluzione. Senza dubbio arriverebbe il momento in cui la classe operaia prenderebbe delle misure che romperebbero i quadri dell’ordine sociale borghese. Il governo entrerebbe allora in conflitto con le « possibilità » sociali. Le altre forze sociali insorgerebbero contro la sua politica, e finalmente, la contro-evoluzione vincerebbe. Ma volere evitare questo destino era per Rosa Luxemburg come rinunciare in anticipo ad una politica rivoluzionaria. Sapeva che le condizioni economiche e sociali in cui si trovava la Russia del 1904  non permettevano alla classe operaia di conservare per molto tempo  ancora un potere politico. Ma, d’altronde, era convinta che la caduta dell’assolutismo era possibile solamente con la vittoria politica del proletariato che si servirebbe poi del potere per provare a realizzare i suoi obiettivi di classe. Per Lenin, al contrario, l’azione della classe operaia al potere dopo una rivoluzione di cui lo scopo era la caduta del dispotismo, doveva limitarsi all’ottenimento delle riforme democratiche possibili in una società borghese. Un altro problema, quando l’imminenza della rivoluzione russa lo mise all’ordine del giorno, aveva già opposto  la grande rivoluzionaria a Lenin: era « il problema dell’organizzazione della socialdemocrazia russa ». Per Lenin, la socialdemocrazia—partito all’avanguardia del proletariato—doveva essere molto centralizzata  e gerarchizzata, coi comitati, dei nuclei, dei « gruppi » tutti incaricati  di una missione rivoluzionaria speciale, e, alla sua testa, un comitato direttore dotato di tutti i poteri politici, e responsabile solo davanti ad un congresso annuale. Rosa Luxemburg riconosceva con Lenin che il partito rivoluzionario era l’organizzazione di avanguardia della classe operaia, che doveva essere centralizzato e disciplinato. Ma respingeva categoricamente un centralismo autoritario incompatibile con un movimento democratico, ed in cui vedeva un ostacolo ed un pericolo allo sviluppo stesso della lotta di classe. Rivendicava il controllo permanente della testa del partito da parte della base, la libertà totale di esame obiettivo e di critica all’interno del partito. Purché questa critica rimanesse nel quadro dei principi generali del marxismo, la considerava come una necessità vitale, il mezzo più efficace di lotta contro l’opportunismo ed il settarismo, il rimedio contro gli errori, le insufficienze, le deviazioni sempre possibili. Ogni forma di lotta—e Rosa Luxemburg si appoggiava su l ‘ esperienza della Russia-non era inventata dallo Stato Maggiore del partito, ma nasceva dall’iniziativa delle masse. Rimproverava a Lenin il suo dogmatismo nelle idee politiche e l’argomentazione, una certa tendenza ad ignorare il movimento vivente delle masse, ad imporre  a queste una tattica fissata in anticipo.

 Lei, al contrario, contava sulla pressione delle masse per orientare, correggere all’occorrenza la tattica della direzione del partito. Era legata molto più di Lenin al processo storico di cui faceva, in definitiva, conseguire la decisione politica. Per lei, l’elemento determinante era la massa. Per Lenin, era il partito. Dopo la scissione della socialdemocrazia russa, in seguito al congresso di 1904, Lenin pubblicò un libro: « Un passo avanti, due passi indietro », dove trattava, tra l’altro, dell’organizzazione del partito ed affermava difendere il principio dell’organizzazione rivoluzionaria della socialdemocrazia contro il principio dell’organizzazione opportunista dei Menscevichi. Rosa Luxemburg gli rispose in un articolo pubblicato in « L’Iskra » ed in « Neue zeit » nel luglio 1904 ed intitolato « Questioni di organizzazione nella socialdemocrazia russa ». difendeva vigorosamente il principio del centralismo democratico, ed insisteva sulla necessità per il movimento socialdemocratico di tenere conto ad ogni momento dell’azione autonoma della massa. Vedeva nelle concezioni organiche di Lenin, una sopravvivenza del blanchismo. E ciò che differenzia il blanchismo dalla socialdemocrazia, scriveva,  è che il blanchismo non è e non può essere un’organizzazione di massa. È, al contrario, ermeticamente  chiuso alle masse popolari. I membri dell’organizzazione sono degli strumenti docili di un comitato centrale al quale ubbidiscono ciecamente. L’attività cospiratrice dei blanchisti e la vita quotidiana delle masse popolari non sono legate. « Le condizioni dell’azione socialista sono fondamentalmente differenti. Questa azione emana storicamente dalla lotta di classe. Organizzazione, intelligenza dell’azione, azione lei stessa sono solamente gli aspetti differenti di un stesso processo. Non c’è, indipendentemente dei principi generali della lotta, una tattica fissata una volta per tutte ed imposta da un comitato centrale. L’organizzazione socialdemocratica non è basata sull’ubbidienza cieca, sulla sottomissione meccanica dei militanti del partito ad un potere centrale onnipotente. Il centralismo socialdemocratico è dunque essenzialmente differente dal blanchismo. Non è altro che la stretta congiunzione  della volontà dell’avvanguardia cosciente e militante della classe operaia e di quella della massa non-organizzata. »

 

Si ritrova là la concezione che Rosa Luxemburg affermò tante volte sulla necessità, nell’interesse dello sviluppo della lotta di classe, di elevare il livello di coscienza delle masse associandole alle preoccupazioni, alle iniziative ed alle prospettive della socialdemocrazia.

 LOTTE  E PRIGIONIA IN POLONIA 

 Fine dicembre 1905, attraversò la frontiera con documenti falsi per recarsi in Polonia e  partecipare al movimento rivoluzionario. Raggiunse Léo Jogiches che dirigeva il partito socialdemocratico polacco. Il 4 marzo 1906 fu fermata, rinchiusa alla prigione di polizia di Varsavia in una cella senza aria e senza igiene. Era malata ed il suo stato si aggravò. Ma era quando il suo corpo era  debole, quando le sue forze fisiche minacciavano di abbandonarla  totalmente  che il suo coraggio morale raggiungeva il punto culminante. Le lettere che scrisse in  quel periodo a Sonia Liebknecht erano piene di aneddoti divertenti, improntati a ottimismo e allegria. Un certificato di una commissione medica la fece liberare. Si recò allora in Russia e dopo avere soggiornato alcuni mesi durante i quali scrisse l’opuscolo: « Sciopero generale, partito e sindacati », ritornò poi in Germania. Partecipò nel 1907 al congresso internazionale di Stoccarda dove la questione della guerra imperialista era all’ordine del giorno. Sappiamo che dopo la rivoluzione russa del 1905, le potenze europee erano divise in due campi ostili, e dopo il conflitto del Marocco nel 1906, il pericolo di una guerra europea sembrava talmente minaccioso che l’internazionale socialista giudicò indispensabile  convocare un congresso internazionale.

 Rosa Luxemburg combattè vigorosamente la tesi dei delegati francesi ed inglesi che richiedevano che lo sciopero generale e lo sciopero militare fossero proclamati in caso di guerra. Questa decisione gli appariva come ineseguibile. I partiti socialisti dovevano determinare una politica di guerra che esprimesse la volontà rivoluzionaria della classe operaia e dovevano corrispondere alla sua forza reale. Con Lenin e Martov, difese e fece adottare un testo conosciuto sotto il nome di mozione di Stoccarda che fa « un dovere ai lavoratori ed ai loro rappresentanti al parlamento, se tutti i mezzi messi in opera non fossero riusciti ad impedire il conflitto armato, di utilizzare la crisi economica e politica generata dalla guerra per sollevare le masse popolari in vista del rovesciamento del dominio della classe capitalista. »

 Rosa ebbe a più riprese l’opportunità di sviluppare la sua politica di guerra, particolarmente nel 1913 nella Corrispondenza socialdemocratica » e nel febbraio 1914 davanti ad un tribunale che la condannò ad un anno di prigione per propaganda anti-militarista.

 LA LOTTA CONTRO LA GUERRA 

 La socialdemocrazia aveva organizzato una scuola socialista  frequentata dagli operai, dai segretari di partiti, dalle casalinghe, dai sindacalisti, dagli intellettuali, Rosa fu uno dei migliori professori. Fin dal primo contatto, conquistava i suoi alunni. La sua scienza, la potenza della sua mente, tutta la sua personalità dominava il suo uditorio. Creava  un’atmosfera carica di elettricità che svegliava tutte le possibilità dei cervelli. Raccolse i suoi corsi in due lavori: « Introduzione all’economia politica » e « l’accumulazione del capitale » che contiene un’analisi notevole delle forze motrici dell’imperialismo. L’era dell’imperialismo è l’inizio della rivoluzione sociale, e alla coalizione del capitalismo mondiale deve corrispondere l’unità di fronte proletario.

 La capitolazione della socialdemocrazia tedesca, il suo passaggio nel campo imperialista, il crollo dell’internazionale, il crollo di una civiltà, la ferirono profondamente. Ma questa anima di élite non conosceva lo scoraggiamento. Il 4 agosto, il giorno in cui la socialdemocrazia votava i crediti di guerra, riuniva da lei alcuni compagni di cui Franz Mehring, Clara Zetkin e Karl Liebknecht; era la nascita del movimento spartakista. Dovunque poi, in Sassonia, nel Wurtemberg, nella Ruhr, delle donne e dei ragazzii si raggruppavano clandestinamente per lottare contro la guerra. Rosa Luxemburg considerava come un dovere immediato ed imperioso di organizzare la resistenza contro la politica di guerra della socialdemocrazia. La censura militare, quella del partito, gli resero il compito difficile. Ma nessuna difficoltà la scoraggiò. Nel 1916, pubblicò l’internazionale di cui assunse la direzione con Mehring e dove collaborarono Paul Lange, Ströbel, Clara Zetkin, Thalheimer. Dopo la pubblicazione del primo numero, fu vietata, e con Mehring e Clara Zetkin, Rosa fu incolpata di crimine di alto tradimento.

 Ma dal 19 febbraio, Rosa era in prigione. Era stata arrestata mentre si preparava a partire per l’Olanda, dove doveva svolgersi una conferenza internazionale delle donne. Era rinchiusa nel carcere femminile di Berlino, e vi rimase fino alla fine del gennaio 1916. Le operaie di Berlino, quando fu liberata, gli fecero una calorosa accoglienza. Instancabilmente, continuò la sua azione contro la guerra. Innanzitutto, pensò a fare stampare il manoscritto su « La crisi della socialdemocrazia » che aveva scritto in prigione. È il famoso opuscolo intitolato « Junius opuscolo » diretto contro la politica di guerra della socialdemocrazia e che esalta l’internazionalismo proletario contro l’imperialismo sanguinoso delle grandi potenze.

 In provincia, gli operai cominciavano ad essere convinti all’idea della lotta contro l’imperialismo tedesco. Mandavano delle delegazioni;  Il 1 maggio 1916, il gruppo Spartakus chiamò la classe operaia di Berlino  sulla piazza di Postdam. Fu un grosso successo. Rosa Luxemburg e Liebknecht erano tra i manifestanti, accolti da grida entusiastiche. « Abbasso la guerra! Abbasso il governo!  » gridò Liebknecht, indossando l’uniforme militare, fu subito arrestato. Ma il movimento contro la guerra era in marcia. Dopo il suo arresto, il gruppo Spartakus mostrò, sotto l’impulso di Rosa, un’attività considerevole,: alcuni volantini , che esaltavano il gesto coraggioso del deputato-soldato Liebknecht, inondarono la Germania.

 Il 28 giugno 1916, questo fu condannato ad un anno e mezzo di prigione. Il giorno del processo, 55.000 metallurgici di una fabbrica di munizioni di Berlino fecero sciopero. A Stoccarda, nel Brenner, furono organizzate delle manifestazioni importanti . L’influenza di Spartakus sulle masse operaie non smetteva di crescere.

 Il 19 luglio 1916, Rosa Luxemburg fu  di nuovo arrestata. Anche Mehring, che aveva allora 70 anni, lo fu . Léo Jogiches prese la testa del movimento a disposizione della quale mise la sua esperienza, la sua energia, il suo disinteresse. Le « lettere di Spartakus » uscivano regolarmente. Rosa era la sua più fedele collaboratrice.

 Era nel carcere femminile di Berlino. Ci restò solo due mesi. Fine settembre, fu rinchiusa in una sala di polizia, sala piena di cimici, buia e senza aria , per cinque o sei ore al giorno. Non poteva dormire la notte,  perché si sentivano passi  nel corridoio,  chiavi che scricchiolavano,  porte che si aprivano per lasciare entrare altri detenuti. Fine ottobre 1916, fu trasferita alla prigione di Wronke, in un posto sperduto di Posnanie. Poteva passeggiare nel cortile della prigione, dove fiori e uccelli rallegravano la sua solitudine. Nel luglio 1917, fu trasferita a Breslau; non aveva il diritto di uscire dalla sua cella: ne uscì grazie alla rivoluzione del 1918  .

 Rimase là in una solitudine tombale. La miseria crescente delle masse, la morte dei bambini sottoalimentati, la fine dei movimenti socialisti nel mondo, la distruzione della cultura la laceravano. Ma la volontà ed il coraggio non abbandonarono mai il suo corpo esausto. A Mathilde Wurm, a Sonia Liebknecht, a Louise Kautsky, a Clara Zetkin,scriveva delle lettere che sono delle raccolte magnifiche di ricordi personali e di eventi vissuti, delle testimonianze impressionanti della sua fede incrollabile e della sua inalterabile serenità. Leggeva i classici ed i moderni francesi, inglesi, russi e tedeschi. Lavorava alla sua opera: « l’economia nazionale », alla storia della Polonia,; seguiva con passione il corso degli eventi nel mondo e nel movimento operaio internazionale. I suoi articoli erano pronti ad ogni partenza della posta. Passavano tutti in contrabbando. È in uno di questi articoli destinati alle « Lettere di Spartakus », che scriveva: Ecco il dilemma che si pone: o i governi borghesi detteranno la pace, questo vale a dire che la borghesia resterà la classe dominante, e  di nuovo sarà la corsa agli armamenti,  nuove guerre, la barbarie, o i sollevamenti rivoluzionari condurranno la classe operaia alla conquista del potere politico. E sarà una pace vera tra i popoli.

 In altri termini, o l’imperialismo, ossia la decadenza della società, o la lotta per il socialismo, ossia l’unico mezzo di salvezza. Non c’è altra alternativa … »

 La rivoluzione russa era diventata il centro delle sue preoccupazioni. Ne analizzava con una penetrazione, una lucidità notevole tutti gli eventi nelle « Lettere di Spartakus ». Prima delle giornate rivoluzionarie e decisive di ottobre, aveva previsto che la dittatura del proletariato era inevitabile. « O la controrivoluzione, o la dittatura del proletariato. Kalédine o Lenin.  » aveva scritto.

 Certo, rimproverava a Lenin ed a Trotsky di opporre la dittatura alla democrazia. Perché, per lei, « la dittatura consiste nel modo di applicare la democrazia, non nella sua abolizione, nei domini energici e risoluti sui diritti acquisiti e le condizioni economiche delle società borghesi senza i quali la trasformazione socialista non può realizzarsi. Ma questa dittatura deve essere l’opera  della classe operaia e non di una piccola minoranza che comanda a suo nome.  In altre parole, deve succedere a seconda della partecipazione attiva delle masse, restare sotto la loro influenza immediata, essere soggetta al controllo del popolo intero, essere un prodotto dell’educazione politica crescente delle masse popolari.

 Inoltre, Rosa Luxemburg scriveva: « Questo è l’essenziale ed è questo che resta della politica dei bolscevichi. In questo senso, resta loro il merito immortale nella storia, di avere preso la testa del proletariato internazionale conquistando il potere politico e ponendo nella pratica il problema della realizzazione del socialismo.  » Era delusa che il grande esempio di questa rivoluzione non avesse chiamato il proletariato internazionale sul campo di battaglia della lotta di classe. E lei temeva per il futuro della rivoluzione russa, i pericoli esterni ed interni nati da l’isolamento al quale l’inerzia della classe operaia internazionale condannava la Russia.

LA RIVOLUZIONE TEDESCA 

 Tuttavia la rivoluzione ribolliva in Germania. Il 1 ottobre 1918, Hindenburg e Ludendorff chiedevano all’Intesa una pace immediata. Il gruppo Spartakus convocò immediatamente una conferenza nazionale. L’agitazione cresceva tra i soldati, dei consigli di soldati e di operai si costituivano dovunque. L’agonia della monarchia cominciava. Un governo parlamentare fu costituito: Scheidemann ne fece parte. La democratizzazione di tutta la vita politica fu annunciata, la libertà di riunione fu proclamata. Il 28 ottobre, un’amnistia fu accordata a tutti i prigionieri politici. Karl Liebknecht fu liberato. Rosa Luxemburg che era stata incarcerata senza avere subito  condanna, restò ancora tre settimane in prigione. Il 9 novembre, era libera, il 10, era a Berlino dove i suoi amici di Spartakus la ricevettero col più grande entusiasmo.

 Era invecchiata, i suoi bei capelli neri erano diventati bianchi. Ma i suoi occhi -i suoi splendidi occhi marroni- continuavano a riflettere l’energia e l’ardore che bruciavano in lei. Nei mesi che seguirono, non conobbe il riposo.

 Il 10 novembre, i consigli di operai e di soldati portarono Ebert alla testa del governo della rivoluzione. Il 18 novembre, usciva il primo n° di Rote Fahne (Bandiera Rossa), di cui Rosa prese la direzione, e in cui diede prova di un senso acuto della realtà , di una chiaroveggenza notevole, di una lucidità che giustificò lo sviluppo ulteriore degli eventi rivoluzionari. Tracciò fin dal primo numero tutto il programma della rivoluzione, di cui ecco alcuni punti essenziali:

 « Sequestro immediato dei beni della vecchia dinastia e delle grosse proprietà fondiarie.

 « Formazione di una guardia rossa rivoluzionaria per la protezione permanente della rivoluzione, e formazione di milizie operaie.

 « Organizzazione immediata degli operai agricoli e dei piccoli coltivatori che formano un strato sociale che può essere utilizzato dalla contro – rivoluzione. « Rielezione dei consigli di operai e di soldati per sostituire all’impulso e l’entusiasmo che li avevano fatti nascere, la coscienza chiara dello scopo da raggiungere e dei compiti da compiere.

 « indipendenza degli organi di stato di polizia nei confronti degli Interni, della Giustizia e dell’esercito.

 « Convocazione del parlamento degli operai e dei soldati per erigere il proletariato di tutta la Germania in classe dominante, unica capace di difendere e di promuovere la rivoluzione.

 « Convocazione al più presto di un congresso operaio mondiale per fare riuscire il carattere socialista ed internazionale della rivoluzione tedesca, perché è nell’internazionale, nella rivoluzione mondiale del proletariato che risiede l’avvenire di questa rivoluzione. »

 Allo stesso tempo denunciava l’atteggiamento pusillanime del governo Ebert. il suo rispetto della proprietà capitalista, il mantenimento del vecchio apparato statale borghese, il gioco di prestigio degli scopi socialisti della rivoluzione. Pur precisando che non si trattava per niente di copiare servilmente i metodi della rivoluzione russa,—perché le condizioni sociali ed economiche della Germania non erano le stesse che in Russia,—precisava di nuovo ciò che aveva già scritto  nelle « Lettere di Spartakus »,  cioè: che la guerra mondiale poneva la società davanti a questa alternativa: « o la continuazione del capitalismo, questo vale a dire nuove guerre e la caduta della civiltà nel caos e l’anarchia, o la soppressione del capitalismo. Ma il socialismo non può essere realizzato che grazie all’azione delle masse. »

 La controrivoluzione si organizzava e si preparava ad attaccare. Ad Amburgo, in Renania, dei complotti controrivoluzionari venivano scoperti. A Berlino, il comitato direttivo dei consigli di operai e di soldati, così come la redazione del « Rote Fahne » venivano arrestati; dei soldati di Spartakus venivano uccisi per strada; il 7 dicembre, Karl Liebknecht viene arrestato. La caccia ai capi spartakisti era organizzata. La casa dove abitava Rosa Luxemburg era circondata dalla polizia. Ogni giorno, cambiava hotel; durante le notti, non poté dormire. Ma la sua energia era tale che nonostante tutto reggeva e la sua straordinaria lucidità non si indeboliva mai. La rivoluzione guadagnava  campo; un’ondata di scioperi travolse la Germania, con come obiettivi non più solamente gli aumenti salariali, ma l’instaurazione del potere operaio nelle fabbriche e la socializzazione della produzione. Rosa era ottimista. L’antagonismo tra le linee politiche della vecchia socialdemocrazia e la volontà delle masse apparve in modo evidente al primo congresso dei consigli di operai e di soldati che si svolse a Berlino dal 12 al 20 dicembre. In questa occasione, centinaia di migliaia di operai manifestarono per le strade di Berlino. Fu la più grande manifestazione che la capitale del Reich avesse mai visto. Il gruppo Spartakus si propose di conquistare l’ala sinistra del movimento operaio. Ma « niente golpe, diceva Rosa Luxemburg, niente attacco prematuro, niente lotta per fini  che non sarebbero stati compresi ed ammessi dalla maggioranza della classe operaia.  » Ma l’ora della decisione tra le rivoluzioni e la controrivoluzione si avvicinava. Spartakus convocò un congresso nazionale, da cui nacque il partito comunista. La prima e la più importante questione da risolvere fu di fissare l’atteggiamento del partito comunista prima delle elezioni per l’assemblea nazionale, che dovevano svolgersi il 19 gennaio 1919. Rosa Luxemburg dimostrò la necessità di utilizzare a fini  socialisti e rivoluzionari la tribuna dell’assemblea. Ma gli avversari della partecipazione vinsero. Rosa Luxemburg pronunciò davanti ad un’assemblea soggiogata dal suo talento, la forza di volontà che emanava da tutta la sua persona, un grande discorso, l’ultimo …

 L’iniziativa della lotta decisiva appartenne alla controrivoluzione. Dal 27 dicembre, su ordine del governo, le truppe erano raggruppate davanti a Berlino. Occorreva ad ogni prezzo schiacciare il movimento Spartakus. Il 3 gennaio, il presidente della polizia di Berlino, che si sapeva ostile al conflitto tra le polizie e gli operai, fu revocato dal ministro dell’interno. La guerra civile diventava inevitabile. Disarmo della controrivoluzione, armamento del proletariato, unità di azione di tutti i rivoluzionari, elezioni per il rinnovo dei consigli di soldati e di operai: tali furono le parole d’ ordine del movimento difensivo del proletariato rivoluzionario, guidato da Rosa Luxemburg.

 La controrivoluzione trionfò … L’ 11 gennaio, Liebknecht e Rosa Luxemburg si rifugiarono in una famiglia operaia, in un quartiere di Berlino. È là che scrisse il suo ultimo articolo: « L’ordine regna a Berlino ». Il 15, erano nascosti al 53 della via Mannheim. È là che alle nove di sera, una truppa di soldati li arrestò, furono condotti all’ hotel Eden dove degli ufficiali monarchici avevano organizzato il loro assassinio. Liebknecht fu trasportato in un’automobile al giardino zoologico dove fu assassinato. Fu poi il turno di Rosa Luxemburg che il tenente Vogel uccise con un proiettile in testa. Il suo cadavere fu gettato in un canale. Così spariva brutalmente « quella che fu, dice Franz Mehring, il discepolo più geniale di Marx. »

 La « sua bella carriera era sigillata dalla sua bella e grande morte », scrisse Louise Kautsky che fu la sua amica più cara. Ma la rivoluzione aveva perso il migliore dei suoi combattenti; il socialismo internazionale, il più puro, più eroico, più prestigioso dei suoi militanti.


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