1958-04 Ricordo di Nin [Fortichiari]

Il processo allo stalinismo è stato interrotto da coloro stessi che l’hanno aperto, ma non è chiuso per quanti sanno che le aberrazioni di una dittatura di nazionalcomunisti sono una tremenda esperienza che va conosciuta e fatta conoscere perchè il movimento internazionale proletario possa ricostituirsi e rimettersi in azione. E’ nell’interesse, anche, delle masse lavoratrici russe che il processo sia compiuto perchè soltanto quando saranno in grado di giudicare i responsabili della controrivoluzione stalinista, potranno lacerare il pesante tessuto di inganni e di soprusi costituito dalla classe dirigente da Krusciov impersonata. Questa classe che si pone in concorrenza con gli Stati capitalisti sullo stesso terreno dello sfruttamento del lavoro salariato e con lo sviluppo sfrenato della politica di potenza, manovra i sedicenti partiti comunisti fatti a sua immagine e somiglianza in modo che servano ai suoi piani, ma si oppone al risorgere di un movimento internazionale degno dell’Internazionale di Lenin perchè questa porrebbe inevitabilmente in questione la situazione del proletariato russo. Se è vero, com’è certo, che le più organizzate bardature di apparati autocratici non potranno indefinitamente resistere alla pressione e agli scossoni inferti nel corso della lotta di classe, è anche ovvio che un contributo dell’efficacia risolutiva di queste forze potrà essere dato dalla distruzione di miti ingannatori, dalla denuncia degli interessati bonzi del nazionalcomunismo.
Andrès Nin è un martire del comunismo che non dev’essere dimenticato. Nel processo  « permanente » ai termidoriani egli è una vittima che richiamiamo alla memoria dei compagni e di tutti i proletari come sanguinante accusatore. Era uno dei più attivi comunisti spagnoli accorsi a Mosca all’appello di Lenin per la costituzione dell’Internazionale.
Rappresentava un gruppo di avanguardia faticosamente uscito dalla confusione delle correnti di sinistra in un paese scosso da contrastri politici e di classe. Il proletariato spagnolo urtava gli esitanti, spingeva i gruppi di sinistra a intervenire nel contrasto politico per scavare la fossa alla borghesia. Il giovane partito comunista accettava le linee direttive della Terza Internazionale e fra i suoi dirigenti Andrès Nin – giovane, fisicamente debole, ma animato da bruciante dedizione – era decisamente per lo schieramento rivoluzionario su un piano internazionale come immediato concorso alla grandiosa lotta intrapresa nell’U.R.S.S. e come premessa a sviluppi su altri settori europei.
La Spagna ardeva per sempre più diffusi e intensi focolai di lotta. Andrès Nin sperava e operava quando ancora le forze dell’ordine borghese potevano abbatterlo. A Mosca, ancora nel momento in cui Lenin stava morendo, ormai perduto nella nostra causa, e già i termidoriani incominciavano ad impadronirsi del potere nel Partito bolscevico e nello Stato isolando prima Trotsky, poi Zinoviev e Kamenev e poi Bucharin, mentre qualcuno della sinistra italiana presentiva l’involuzione imminente e si rifiutava alla ipocrita unanimità che si pretendeva necessaria, Andrès Nin accoratamente rimproverava un pessimismo – diceva – ingiustificato.
La guerra civile di Spagna, il moto proletario, l’intervento fascista, l’intervento sovietico, il contrasto sorto fra i comunisti spagnoli per l’assurda politica filoborghese per voler essere filodemocratica del potere sovietico, la formazione della corrente anticonformista – il P.O.U.M. – a cui aderì Andrès Nin coerentemente all’imperativo della lotta di classe – lo schiacciamento di questo movimento da parte della coalizione russa – liberale-democratica che diede il colpo di grazia alle masse operaie, sono avvenimenti che impongono uno studio critico, approfondito e documentario.
L’episodio Andrès Nin sembra perdersi nell’insieme complesso e denso di fatti di quel periodo. Ma il suo significato è rilevante. Andrès Nin, comunista della leva di Lenin, fedele alla classe operaia anche a costo di passare per eresiarca nei confronti dello stalinismo, è per mandato di questo potere tolto di forza alla lotta, diffamato, carcerato, sottoposto alle più crudeli torture perchè si confessi traditore. Si vuole da lui il suicidio morale inflitto a Zinoviev, ai Kamenev e Bucharin e cento e cento altri. Jesus Hernandez pubblicò un libro  » Il supplizio di Nin cominciò a secco, una persecuzione implacabile per dieci, venti, trenta ore, durante le quali i carnefici si davano il cambio « . E poichè Nin rifiutava di cedere alla tortura, si faceva più feroce.  » la pelle strappata, i muscoli lacerati, la sofferenza fisica spinta all’estremo limite della resistenza umana. In capo ad alcuni giorni il suo viso non era più che una massa informe di carne tumefatta. La vita si spegneva in Nin. In tutta la Spagna repubblicana e nel mondo intero si allargava la campagna per la sua liberazione « . Per nascondere l’infamia si doveva sopprimere la vittima. Si finse il rapimento attribuendolo ad agenti della Ghestapo. Andrès Nin doveva tacere e tacque per sempre.
I rivoluzionari di Spagna e del mondo lo ricordano e la sua testimonianza avrà un’eloquenza profonda. Come quelle di Zinoviev, di Kamenev, di Bucharin, di Trotsky e di mille altri compagni.

Bruno Fortichiari
« Azione Comunista » n°30 aprile 1958

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