2002-04 Ritornare a Marx, al pensiero dell’emancipazione operaia

Presentazione del libro: Marx – Engels – Lenin, Il Valore del salario e l’Azione dei Sindacati. Pagine scelte a cura di Elio Picardi, Contro – Informazione – Operaia (supplemento a Inchiesta Operaia, IV, n.1, aprile 2002).

“Ritornare a Marx, al pensiero dell’emancipazione operaia”!
E, vivaddio, non attraverso le differenti vulgate dei reduci dai vari « marxismi », ma attraverso le fonti dirette, i cui contenuti, per i tempi che corrono, oltre ad essere sempre più attuali, descrivono ben altra realtà da quella in mille modi descritta da vari interpreti e detrattori.

“Non è quindi un generico e tradizionale ritorno al passato – precisa infatti Elio – da cui scegliere come riferimento il prodotto culturale che più conviene a questa o quella scuola di pensiero. Ma si tratta invece di vedere in esso, alla luce della critica del presente, la possibilità di come influire a determinare, attraverso un idoneo esecutore storico, un nuovo futuro”.

Dopo decenni di conclamata “crisi” del marxismo, di “crollo” dell’additato “comunismo” in veste capital-statale dell’archeologica URSS, questo messaggio di un “militante di parte operaia”, come Elio stesso si definisce, potrebbe sembrare voce di chi grida nel deserto.

E, in un certo senso, lo è, per chi ancora non distingue la “presa” di Palazzo Chigi dal “valore universale” della presa di Palazzo d’Inverno, come ricorda Elio nella sua Introduzione alla bella e utile scelta antologica di testi accuratamente raccolti per ritessere il filo rosso della tradizione di classe ad uso delle giovani generazioni di proletari precari, interinali, co co co, a tempo, ecc., accomunati nella categoria di “atipici”, tanto atipici che, leggendo quei testi dimenticati, si scopre che non molto diverse erano le condizioni di lavoro alle origini della formazione del proletariato in agricoltura.

Nulla di nuovo sotto il sole, per la scienza e la tradizione della classe operaia condensata in pagine limpide e taglienti come la scure. Una scure che Elio sa usare molto bene quando si tratta di distinguere la demagogia dalla genuina lotta di classe, tra le false alternative e i problemi seri: “Fare nuovi sindacati o lavorare per costruire una organizzazione politica degli operai, è il problema che abbiamo di fronte”, “se un movimento di operai contro il capitale deve sorgere ex novo, oppure come il risultato di una evoluzione politica ed organizzativa all’interno della sua massa”.

Certo, si potrebbe obiettargli che, nel momento in cui “gli operai” cominciassero a costituire un’organizzazione “politica”, cesserebbero automaticamente di essere “gli operai” come categoria storica o sociologica, o men che meno quella stessa “moltitudine di poveri” la cui definizione giustamente Elio fustiga in un intellettuale come A. Negri che ora ne teorizza la scomparsa (avendone già teorizzato la spinta rivoluzionaria ai tempi dei Quaderni Rossi e di Classe Operaia, poi dell’“autonomia” negli anni ’70 e armeggiando con concetti come quello della “fabbrica diffusa”). Anche perché, se gli operai si staccano un po’ dal processo “produttivo” e cominciano a “pensare politicamente”, non incontrano più il padrone quotidiano ma l’astratto “capitale” divenuto dominatore reale, che ha già sottomesso realmente e non solo formalmente l’intera società e si trova di fronte il lavoro “sociale”. Dunque, a nostro parere, e per essere coerenti con la prospettiva che vede “il capitale” e non solo il “padrone” come l’antagonista non più solo degli “operai” ma della società, non per un improbabile “sindacalismo operaio” si tratterebbe di rimboccarsi le maniche, tanto meno di un introvabile “sindacalismo rivoluzionario” o comunque “alternativo” o “di base”, prigionieri tutti, come rileva anche Elio, della stessa logica concorrenziale e microcorporativa con i sindacati maggioritari, dello stesso settarismo e persino dello stesso cretinismo parlamentare.

“Il terreno da cui partire è il sindacato…Il sindacato usa gli operai, gli operai devono attrezzarsi ad usare il sindacato”, sottolinea Elio che, a supporto, e non certo nell’intento di riproporre l’ennesimo sindacalismo di sinistra, riporta brani da Lenin contro i “sinistri” tedeschi che, disdegnando di lavorare nei sindacati collaborazionisti e reazionari a causa dei loro capi corrotti, lasciavano in balia di questi veri e propri agenti della borghesia le masse operaie indifese e frammentate.
Elio propone questo ritorno ai maestri del movimento operaio come palese invito a riconsiderare la condizione operaia in un momento delicato della “questione sindacale” in relazione ai processi che si vanno delineando, come ristrutturazione della grande industria nell’era post-fordista, anche nell’organizzazione del lavoro (cita in proposito gli effetti della “fabbrica integrata” con il principio del just in time, cioè la relazione sincronica tra i vari sottosistemi componenti un ciclo industriale, per es. l’auto, come situazione per così dire a doppio taglio) e giustamente, e con modestia, propone l’opuscolo come “utile provocazione” rivolta soprattutto ai militanti operai nella direzione almeno di “vincere la divisione tra gli operai”.
Riteniamo anche noi che agli operai più coscienti e più combattivi oggi spetti il compito di cominciare una seria riflessione sui caratteri più avanzati del capitalismo e sulle conseguenti necessità poste alla lotta di classe operaia e proletaria. Come ogni epoca di sviluppo del capitale si esprime anche con momenti di crisi strategica e organizzativa, così pure il suo antagonista, il lavoro salariato, è incline seriamente a porre, in questo contesto determinato e non astrattamente, il suo ‘che fare?’.

Redazione del Bollettino delle Lotte Operaie e Proletarie

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Une Réponse to “2002-04 Ritornare a Marx, al pensiero dell’emancipazione operaia”

  1. snakMisa-online Says:

    Aprendi mucho

    J'aime

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